A un’ora e mezza da Barcellona, sulla Costa Brava, c’è un borgo che in duemila anni ha cambiato nome una sola volta. I Romani lo chiamavano Túrissa; oggi è Tossa de Mar.

Ottantaquattro chilometri verso nord

Da Barcellona a Tossa sono circa 84 chilometri: in auto si arriva in poco meno di un’ora e mezza. Si può salire veloci sull’autostrada verso Girona, oppure seguire la costa del Maresme fino a Lloret e prendere la GI-682, la strada che corre tra pini e scogli.

Conviene scegliere la seconda almeno all’andata. Il mare resta sempre a destra, e quando la baia di Tossa si apre davanti al parabrezza si capisce subito perché il borgo è finito su tante cartoline: una spiaggia a mezzaluna, e in fondo un promontorio chiuso da mura medievali intatte.

Noi l’abbiamo fatta così: in auto, andata e ritorno in giornata, con il costume già in borsa. Tossa si presta perfettamente, perché storia e mare stanno a pochi minuti a piedi l’uno dall’altro.

Ma prima delle mura, e prima ancora della spiaggia, vale la pena fermarsi all’ingresso del paese. Lì, quasi a bordo strada, comincia la storia più antica di Tossa.

Els Ametllers, la villa del vino

La villa romana dels Ametllers fu fondata a metà del I secolo a.C. All’inizio coltivava cereali e vite; con l’età di Augusto si specializzò nel vino. Nella pars fructuaria, la zona di lavorazione, furono costruiti quattro grandi torchi.

I pannelli del percorso fanno notare un dettaglio curioso. Nei due torchi a sud la trave poggiava su un blocco di pietra; nei due a nord era incastrata direttamente nel pavimento. Forse servivano a produrre vini di qualità o tipo diversi.

Il pezzo più celebre è il mosaico di Vitalis, del IV secolo d.C., che accoglieva gli ospiti nel vestibolo. Al centro c’è una donna con una corona a forma di torre: è Túrissa, la città personificata. L’iscrizione latina Salvo Vitale felix Turissa significa più o meno “se Vitalis sta bene, Tossa è felice”. Un’altra, Ex officina Felicis, firma il lavoro: bottega di Felix.

Attorno al vestibolo si leggono quattro secoli di pavimenti: un mosaico bicolore del II secolo, uno geometrico rosso, bianco e nero del III, e uno del IV con le quattro stagioni, simbolo di prosperità.

La villa venne scoperta nel 1914 da Ignasi Melé; nel 1920 emersero le prime quattro stanze a mosaico, Vitalis compreso. Gli scavi sono proseguiti fino al 2000–2004, con l’Università di Girona. In un angolo del sito c’è anche l’epilogo: tra il V e l’VIII secolo una piccola comunità contadina usò le rovine come cimitero. Una decina di sepolture semplici, adulti e bambini, in casse fatte con le pietre dei muri romani.

Sant Vicenç, una chiesa arrivata via mare

Scendendo verso il centro si incontra la chiesa parrocchiale di Sant Vicenç, ed è qui che Barcellona rientra nella storia. La pietra della facciata viene dal Montjuïc ed è arrivata a Tossa in nave, apposta.

La chiesa nacque da un momento d’oro. A metà del Settecento Tossa crebbe di popolazione e ottenne il permesso di commerciare liberamente con le colonie americane. Nel 1755 il comune avviò il cantiere, finanziato con il Trentè: la trentesima parte di tutto ciò che il paese produceva.

I capomastri Josep Petit e Salvi Lliura disegnarono un edificio grande, a navata unica. Sostituiva la vecchia chiesa in cima al Mont Guardí. Quasi tutte le pale d’altare andarono bruciate nel 1936, all’inizio della Guerra civile, ma la facciata barocca è ancora lì.

Sotto il pannello informativo ce n’è un secondo, giallo e illustrato, pensato per i bambini: racconta la festa primaverile Tossa, flor de mar, quando le strade si coprono di fiori, e li invita a cercare nel disegno un oggetto dell’«indiano» Abraham.

Vila Vella, l’unica rimasta

La Vila Vella è l’unico borgo medievale fortificato ancora in piedi su tutta la costa catalana. È monumento storico-artistico nazionale dal 1931. Le mura attuali risalgono alla fine del Trecento e sono quasi complete: merli, quattro torrioni e tre torri cilindriche coronate da caditoie.

La sua storia comincia molto prima. Il promontorio era abitato dagli Iberi, che chiamavano il villaggio Túrissa: lo stesso nome del mosaico di Vitalis. Tossa compare per la prima volta in un documento dell’881. Nel 966 il conte Miró di Barcellona lasciò la valle in eredità al monastero di Santa Maria de Ripoll.

La svolta arrivò nel 1186. L’abate Ramon de Berga concesse agli abitanti una carta di popolamento e fece costruire un castello sulla punta più alta del capo. Dove c’era il castello oggi c’è il faro.

Dentro le mura si cammina su vicoli stretti di ciottoli. Nel Quattro-Cinquecento c’erano circa ottanta case, e molte hanno ancora le misure fissate nel 1186. Tra queste la Casa del Sant Drap: secondo una tradizione tardo-medievale custodiva un frammento della Sindone. Poco lontano c’era l’ospedale del borgo, due o tre letti per poveri e pellegrini, attivo fino al Settecento. Dell’antica chiesa di Sant Vicenç restano pezzi di muro e l’abside con la chiave di volta del santo patrono.

Chagall nel palazzo del balivo

Nel cuore della Vila Vella si trova il Palau del Batlle, casa tardo-gotica della prima metà del Cinquecento. Qui vivevano i balivi che governavano Tossa per conto degli abati di Ripoll e ne riscuotevano i diritti.

Dal 1° settembre 1935 il palazzo ospita il Museu Municipal. Dentro ci sono i reperti della villa dels Ametllers, compreso l’originale del mosaico di Vitalis. C’è poi una collezione di artisti catalani ed europei che frequentarono Tossa nel Novecento. Il pezzo di richiamo è Il violinista celeste di Marc Chagall.

Chiudere la visita qui ha un senso preciso. Nello stesso museo si guardano la Túrissa del IV secolo e la Tossa sognata da un pittore del XX: due ritratti dello stesso luogo, a sedici secoli di distanza.

Il bagno sotto le mura

Dopo mosaici, chiese e torri, la giornata finisce dove era cominciata: al mare. Uscendo dalla Vila Vella si scende direttamente sulla Platja Gran, la spiaggia principale, che si stende proprio ai piedi delle mura.

Fare il bagno qui ha qualcosa di speciale. Si nuota guardando le stesse torri che nel Trecento sorvegliavano la baia, con il faro in cima al promontorio. Chi cerca più tranquillità può spostarsi verso la Mar Menuda, a nord, o la piccola Cala Codolar, sul lato opposto delle mura.

Come arrivare

Da Barcellona, poco meno di un’ora e mezza in auto. Per il panorama, tenete la fotocamera in mano nellultimo tratto sulla GI-682 da Lloret. La villa dels Ametllers è all’ingresso del paese; da lì si scende a piedi verso Sant Vicenç, la Platja Gran e la Vila Vella. Se viaggiate con bambini, i pannelli gialli del percorso cittadino propongono piccoli giochi di osservazione.. Sui pannelli ci sono codici QR con audioguida e un tour virtuale a 360° dell’interno di Sant Vicenç.