Grandi giardini italiani, le novità

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Si è tenuta questa mattina a Villa Necchi Campiglio (Milano) la conferenza stampa in occasione dei 20 anni di Grandi Giardini Italiani, il network dei più bei giardini visitabili in tutta Italia: una lunga storia fatta di passione e imprenditorialità che ha visto crescere il numero dei giardini aderenti da 12 nell’anno di fondazione a ben 124 con i nuovi ingressi di quest’anno.

Grandi Giardini Italiani festeggia i suoi primi 20 anni con l’ingresso nel network di 8 nuovi giardini: Villa Parravicini Revel (Como), Parco Sola Cabiati (Gorgonzola, MI), Parco di Villa Annoni (Cuggiono, MI), Villa Grock (Imperia), Parco di Villa Ormond (Sanremo, IM), Parco delle Terme di Levico (Levico Terme, TN), Giardino della Rosa (Ronzone, TN), Casa Cuseni (Taormina, ME). Sono stati annunciate anche le prossime iniziative per il pubblico come la Caccia al tesoro botanico – l’evento per le famiglie che si terrà lunedì 17 aprile 2017 giornata di Pasquetta in 28 giardini della rete – e la Mostra Grandi Giardini d’Europa in programma alla Venaria Reale (TO) nel 2018.

Nel 1997, anno di fondazione – racconta Judith Wade, fondatrice di Grandi Giardini Italiani -, il primo scopo era quello di far conoscere al largo pubblico in Italia e all’estero l’immenso patrimonio artistico e botanico dei giardini Italiani. Non esisteva una vera promozione organizzata e permanente a livello nazionale per questo versante del turismo, così importante per l’Italia. All’epoca il turismo culturale che riguardava i grandi giardini era considerato erroneamente dai più come un ramo minore, nonostante il clima favorevole e la stupefacente offerta di giardini visitabili.

Il secondo scopo era quello di mettere a confronto i sistemi di gestione delle singole proprietà, per creare modelli utili, adatti a migliorare sia lo stato di manutenzione che la valorizzazione dei giardini. Negli anni ‘70 era considerato innovativo inserire modelli di gestione presenti in altri tipi di imprese, la vera sfida era, ed è, sviluppare modelli di marketing legati alla realtà di questo settore”.

“Il terzo scopo – prosegue Judith Wade – era quello di creare una rete efficiente, per far circolare più velocemente know how prezioso tra le singole proprietà. Sono stati utilissimi gli esempi (le famose case histories) che sono stati divulgati ed illustrati da chi li ha creati ed applicati con successo. Non è mancato anche un effetto positivo di imitazione: forti dell’esperienza dell’uno, anche altri aderenti al network hanno capito che investendo in personale ed in eventi si poteva creare un sistema virtuoso di autofinanziamento.

Il quarto scopo era quello di rendere l’offerta meno élitaria ed esclusiva, per includere un pubblico decisamente più ampio. È indiscutibile che la crescita esponenziale in termini numerici dei visitatori nei Grandi Giardini Italiani in vent’anni non sia frutto di un fatto “naturale”, bensì del miglioramento dei servizi di accoglienza e della creazione di eventi e percorsi didattici.

Il quinto scopo era quello di far riscoprire, a chi gestisce i giardini, l’insostituibile ruolo “creativo”.  Anticamente i giardini erano luoghi dove venivano organizzati concerti, teatro, feste e dove venivano curati spettacolari giochi d’acqua e fioriture. I giardini erano popolati da attori, danzatori, musicisti e da un esercito di creativi.  Oggi nei Grandi Giardini Italiani si organizzano più di 700 eventi all’anno, ognuno dei quali nasce dalla vena creativa delle proprietà e delle loro équipes: c’è una regia, c’è un calendario di eventi. I giardini sono tornati nel baricentro della vita culturale del nostro Paese.

Il sesto scopo era quello di creare posti di lavoro qualificati in grado di sostenere la crescita delle proprietà, diventate a loro volta delle piccole imprese. Oggi vedo con gioia giovani preparatissimi ed appassionati che hanno scelto come lavoro stabile quello di operatori culturali”.

“Mi piace pensare a Grandi Giardini Italiani – conclude Judith Wade – come a una fabbrica della creatività diffusa su tutto il territorio Italiano, dove migliaia di persone sono impegnate tutto l’anno nel valorizzare i giardini italiani. E nel fornire un valore aggiunto a chi li visita. In questi 20 anni mi sono dedicata “full time” all’iniziativa Grandi Giardini Italiani e sono felice di vedere che il network è diventato un punto di riferimento sia per chi ci lavora sia per chi visita questi splendidi luoghi sempre più vitali e creativi. Vent’anni fa non avrei mai sperato tanto, e oggi non posso che constatare che qualche volta i sogni si realizzano”.

VENTI ANNI RICCHI DI INIZIATIVE

Moltissime sono le iniziative che Grandi Giardini Italiani ha portato avanti in questi 20 anni: mostre, come ad esempio “Giardini: il nuovo Grand Tour” all’Arengario di Milano nel 1999, e convegni, come il primo Convegno Internazionale sull’Arte Topiaria “Arte Topiaria: Architetture e sculture vegetali” a Villa Arvedi (Grezzana, VR) nel 2000; il Convegno Internazionale “Himalaya nell’Insubria – l’acclimatazione delle piante esotiche nel territorio dei laghi Insubrici”, presso il Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio (CO) nel 2001; il convegno “Un architetto e il suo luogo. Tomaso Buzzi, La Scarzuola e l’idea delle ‘follie’ nel giardino europeo” nel 2003 al Politecnico di Milano; il Convegno “La figura di Linneo, a 300 anni dalla nascita” presso la Fondazione Axel Munthe a Villa San Michele (Isola di Capri, NA), con botanici sia italiani che svedesi; il Convegno “Grandi Giardini Italiani: un’arte minore?” nel 2013 a Villa Erba a Cernobbio (CO); nel 2014 il convegno “Grandi Giardini Italiani e il Garden Tourism” a Villa Bardini a Firenze e il Convegno internazionale “Follies: il mondo in un giardino” presso il parco Sherrer di Morcote (Svizzera).

Dal 2007, Grandi Giardini Italiani ha contribuito a valorizzare l’importante eredità botanica e artistica dei giardini italiani attraverso l’ideazione di alcuni interessanti circuiti turistici, come  “Un Mare di Giardini” per la Regione Liguria; “In Nome della Rosa” in collaborazione con Bayer Garden per la promozione dei più bei roseti nei giardini del Network; “I Giardini del Lago di Como”; “Grandi Giardini del Veneto”; “Grandi Giardini del Lazio”; “Grandi Giardini del Piemonte”; “I Giardini della Brianza”; “Grandi Giardini della Lombardia”; “Caccia al Tesoro Botanico Grandi Giardini Italiani”, evento dedicato alle famiglie, organizzato in oltre 30 giardini del network nella giornata di Pasquetta; “Giardini di Porpora”, per promuovere i 14 giardini del network che hanno le migliori fioriture di acidofile; “I Boschi incantati di Husqvarna”, dedicato al foliage autunnale.

Nel 2013 è stato presentato il progetto “100 Giardini per Expo 2015”: un itinerario pensato in vista di Expo 2015 per guidare i visitatori alla scoperta e alla visita di oltre 100 tra i più bei giardini visitabili d’Italia e Canton Ticino (Svizzera), accompagnandoli tra orti, frutteti e vigneti aperti al pubblico.

Inoltre nel 2014, grazie al know how acquisito negli anni, Grandi Giardini Italiani ha creato Gardens of Switzerland, la rete dei più bei giardini visitabili in Svizzera.

Grandi Giardini Italiani ha rivolto i suoi interessi anche nell’editoria, con la cura e la pubblicazione di alcuni importanti volumi come il libro fotografico “Grandi Giardini Italiani” scritto da Judith Wade (editore Rizzoli, 2002), che, in oltre 200 pagine, raccoglie fotografie e testi con le caratteristiche di ciascuno dei più bei giardini visitabili dal nord al sud Italia: un incredibile viaggio alla scoperta del patrimonio botanico, artistico e storico del nostro Paese. Preziosa anche la collana dei Garden Book, avviata nel 2009 con “I giardini di San Liberato” di Daniele Mongera e proseguita poi nel 2011 con “Il Giardino di Villa San Michele” di Maria Pace Ottieri, nel 2012 con “L’Orto Botanico di Catania. Ritratti di personaggi umani e vegetali” di Clare Littlewood, nel 2013 con “Il Giardino dei Pensieri” di Umberta Patrizi Montoro, nel 2014 con “Il Giardino del Negombo” di Anna Maria Botticelli, e nel 2015 con “Montericco. Un giardino testimone del tempo” di Francesca Paolucci.

Grandi Giardini Italiani è stato inoltre protagonista attivo nel mondo del paesaggismo e del garden design, promuovendo per ben 5 edizioni, a partire dal 2001, il Premio Martini per gli architetti del paesaggio, ma anche partecipando nel 2001 al Chelsea Flower Show di Londra (su invito dell’organizzazione) con l’allestimento “Il Giardino dei pomi dorati” progettato da Emanuele Bortolotti, un giardino napoletano nel salone centrale del Chelsea Flower Show, per ricordare quello che gli inglesi avrebbero visto nella Costiera Amalfitana all’epoca del Grand Tour. Nel 2002 inoltre Grandi Giardini Italiani ha commissionato a Novello Giardini Italiani la realizzazione del Primo Giardino Galleggiante al mondo, varato a Cernobbio sul Lago di Como e traghettato fino al Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio, sulla riva opposta, dove è rimasto ormeggiato per più di un mese; mentre nel 2011, in occasione del Fuori Salone a Milano, è stato ideato da Grandi Giardini Italiani e progettato dall’arch. Marco Bay “Il Grande Giardino di Brera”.

 

 

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