Il libro di Sole Lancia si appella alla nostra anima per chiamarci a fare il punto sulla nostra autostima. Nella prima parte del libro, ci aiuta a misurarla per farci capire, appunto, quale sia il nostro punto di partenza. Pagina dopo pagina, pian piano, ci accompagna nel comprendere cosa sia l’autostima e lo chiede anche ad una serie di personaggi fanosi, che lei intervista per aiutarci a comprendere come siano arrivati al successo e come lo abbiano vissuto, da Andrea Viabello a Claudia Ferri, da Maurizio Battista a Giulia Odescalchi, da Giuseppe Pozzi a Samantha De Grenet a Nathalie Caldonazzo.

L’autostima inizia con il modo in cui trattiamo il nostro corpo. Lo nutriamo ascoltando le nostre necessità e offrendogli ciò che ci fa bene o mangiamo qualsiasi cosa ci capita a tiro? Il nostro corpo è lo strumento che abbiamo per poter vivere, è nostra la scelta di come gestirlo. Ogni parte del corpo lavora per noi: siamo come il presidente di un’azienda e le cellule del nostro corpo sono i nostri dipendenti. Dobbiamo trattarli bene e loro ci garantiranno il pieno successo. Trattarli bene vuol dire anche ascoltarli e concedere loro ciò che ci rende felici, oltre che metterli in condizione di lavorare bene.

Altro tema chiave è autostima e salute mentale. Come scrive Sole Lancia, “sorridere e fare ciò che ti fa stare bene, ascoltare, perseguire i tuoi desideri, trascorrere del tempo in luoghi che ti danno serenità, con persone che ti rallegrano, svolgendo attività rilassanti e piacevoli, è un toccasana per la mente. È come mettere benzina all’auto. Se ti dimentichi di farlo, non sorprenderti se poi si ferma. Ascoltare musica, ballare e passeggiare, meditare e divertirsi con gli amici, godere dei momenti belli, qualunque forma prende il tuo benessere mentale. Ricorda sempre di dedicargli uno spazio quotidiano e se qualcosa alla fine ti fa ammalare prenditi cura di te e della tua mente perché non andrai lontano senza di lei”.

E veniamo alla scusa più frequente rispetto all’argomento: trascurarsi perché non si ha tempo. Non è il tempo che manca ma l’abitudine a prendersi cura di sé. Questa abitudine, spiega Sole Lancia, è fortemente collegata a quanto ci si vuole bene: “la cura di te incontra la tua autostima… cosa significa avere un’alta autostima come figlio? Significa ritenere di avere molto valore in questo ruolo. Potrebbe capitarti di cercare di fare di tutto per i tuoi genitori ma di sentirti comunque inadeguato, di non riuscire a costruire con loro un rapporto sereno. Questo molto spesso dipende dal fatto che non sei riuscito a passare dal genitore ideale al genitore reale. A volte i nostri genitori deludono, senza volere, le nostre aspettative perché il loro modo di essere si discosta dal nostro modello interno: essendo genitori reali non sono una nostra creazione quindi spesso attivano comportamenti che non collimano con ciò che vorremmo. “In base al tuo grado di accettazione del genitore reale prende forma un tipo di rapporto, nel tuo modo di essere figlio, che influenza la sua autostima. In questo ambito, più accetti i tuoi genitori per quello che sono, senza aspettative, più sarà alto il valore che ti darai come figlio. Se sei sbilanciato sulle delusioni, ti darai poco valore”.

Stessa cosa vale per il partner: amare una persona per quello che è e non per come vorresti che fosse.

Scrive l’autrice: “Tra i più grandi pentimenti delle persone di oltre 80 anni non ci sono tanto gli errori che hanno fatto quanto quelli che non si sono dati il permesso di fare. Spesso si ha paura di cambiare ma la verità è che bisognerebbe avere paura di non cambiare. Lo si comprende solo quando il cambiamento non è più alla propria portata e si può soltanto fare un bilancio. Non dobbiamo avere fretta di giudicare quello che ci accade nella vita. Tutto è perfetto così com’è. L’importante non è quello che ci succede ma cosa facciamo con quello che ci succede. Le cose avvengono e basta. Del resto, qualcosa accade sempre a tutti. Siamo noi, poi, a decidere se uscirne migliorati o meno”.

“Se hai il tempo di lamentarti, hai anche il tempo per cambiare ciò di cui ti lamenti. Questo non significa essere superficiali: la persona superficiale non darà peso a nulla, mentre la persona leggera dà alle cose il giusto peso che spesso coincide con il nulla, proprio perché sa distinguere ciò che è veramente importante da ciò che non lo è”.

Cosa fare però quando qualcosa ci angustia? “Io mi fermo a riflettere: tra dieci anni, nella mia vita, che importanza avrà questa cosa che oggi mi fa stare così tanto male? Il più delle volte la risposta è nessuna. Ed allora smetto di starci tanto male”.

Diceva Frida Kahlo : “Innamorati di te, innamorati della vita e poi innamorati di qualcuno”. Nel libro troviamo diverse perle, come l’intervista a Cristian Panucci: “l’avversario più forte che devi temere non è il giocatore dall’altra parte del campo ma quello nella tua testa… Il successo è essere riuscito in quello che volevo fare… io sono il motore di me stesso, io sono quello che crea tutto… Dentro ci sono le fatalità, il trovarsi al momento giusto al posto giusto, prendere il treno nel momento che passa, saper fare la scelta giusta, però sono sempre io che determinano le mie scelte, non le determina nessun altro”. O l’intervista a Francesco (proverbio cinese: “quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”) che arriva sempre in ritardo alle sue sedute e che offre un interessante passaggio su cui riflettere: “arrivando in ritardo – dice Sole – si mette da subito nella posizione di difetto all’interno di una relazione, si mette da solo nella condizione di chiedere scusa ancora prima di interagire”. In sostanza, “se vogliamo che il nostro sacchetto pieno di sassi si riempia di perle, dobbiamo necessariamente passare per un momento in cui il nostro sacco sarà vuoto. Il noto, per quanto limitante, è rassicurante perché sappiamo sempre dove ci conduce e, soprattutto, sappiamo come arrivarci, come comportarci, come conviverci. Allora impariamo a convivere con i nostri fallimenti e con le nostre in soddisfazioni, con i nostri sogni infranti ripetendoci ogni giorno che la realtà è diversa dai sogni e che quel sogno non era al a nostra portata. Tutti questi pensieri li abbiamo creati noi, tutte queste convinzioni le abbiamo decise noi che scegliamo di convivere con i nostri fallimenti Invece di vivere i nostri sogni.

Invece di provare a resistere con tutte le nostre forze ad una realtà più grande di noi, abbiamo mai provato a sfruttarne la potenza per tirarla a nostro vantaggio? Di certo, il modo migliore di non raggiungere un obiettivo è smettere di perseguirlo.

Il primo passo, come dice Jodorowky, non ti porta dove vuoi ma ti toglie da dove sei. Il libro si conclude con un capitolo sull’autostima in tasca quindi le azioni che generano il cambiamento: uno degli ostacoli più grandi della stessa autostima è la cosiddetta bomboletta d’ossigeno, vale a dire, nelle situazioni che non ci soddisfano, quegli elementi positivi che ci consentono di tutelarle e portarle avanti: quella situazione è la tua camera a gas, tossica per te, ma riesci a sostenerla grazie paura del cambiamento.

Per arrivare in cima alla montagna dobbiamo osservare non la cima ma i singoli passi, uno dopo l’altro, focalizzandoci solo sul passo successivo: così ti ritroverai in vetta senza neanche accorgertene e presterai attenzione ad ogni piccolo passo. Invece di mettere troppa carne al fuoco, bisogna definire l’ambito specifico, darsi obiettivi reali e realistici, silenziare il nostro giudice interiore quando ci giudica (e Sole ci spiega come si fa). Non vi raccontiamo oltre. Leggetelo per scoprire come mettere in atto l’autostima dinamica che può cambiarvi la vita!

Anna Maria De Luca

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