Universalismo radicale. Oltre l’identità di Omri Boehm rappresenta una delle voci filosofiche più coraggiose e necessarie del nostro tempo. Pubblicato da Marietti1820 nella collana Agorà, il volume sfida tanto i nazionalismi reazionari quanto le derive identitarie contemporanee, proponendo un ritorno a principi morali universali che trascendano ogni appartenenza particolare.

Omri Boehm, nato nel 1979 ad Haifa, è professore associato di filosofia alla New School for Social Research di New York ed è cittadino israeliano e tedesco. La sua biografia intellettuale incarna già la tensione cosmopolita che attraversa il libro: promosso a Yale con una tesi su Kant e Spinoza, ha insegnato a Heidelberg e Monaco prima di stabilirsi negli Stati Uniti. Nel 2024 ha ricevuto il prestigioso Premio letterario di Lipsia per la comprensione europea, un riconoscimento che ne sottolinea il ruolo di intellettuale pubblico capace di incidere nel dibattito contemporaneo.

Il libro si sviluppa attraverso una rilettura audace di testi fondativi della cultura occidentale. Attraverso la Dichiarazione di indipendenza americana, la narrazione veterotestamentaria del sacrificio di Isacco e il saggio di Immanuel Kant sul significato dell’illuminismo, Boehm offre una nuova comprensione del principio di universalismo radicale. Non si tratta di semplice esegesi: l’autore costruisce un percorso filosofico che collega i profeti biblici, il pensiero kantiano e figure come Abraham Lincoln e Martin Luther King, mostrando come l’appello all’umanità comune attraversi epoche e tradizioni diverse.

Uno dei punti centrali del libro è la critica al modo in cui, oggi, il discorso pubblico tende a trasformare i diritti in strumenti di rivendicazione individuale, dimenticando il loro fondamento etico: il dovere. Boehm sostiene che l’unica forma autentica di giustizia nasce da principi morali assoluti, non negoziabili e non filtrati dalle appartenenze culturali, religiose o nazionali. Come scrive provocatoriamente: «La lotta all’ingiustizia sistemica può essere condotta solo in nome del vero universalismo, non dell’identità».

La tesi è radicale e intenzionalmente divisiva. Boehm risponde a chi bolla ogni critica all’identitarismo come “suscettibilità bianca” sostenendo che si tratta di un fraintendimento pericoloso: «Non ha senso decostruire un concetto disumanizzante di razza e contemporaneamente celebrare la distruzione del concetto di umanità». L’autore critica simmetricamente sia la destra che la sinistra: «Oggi sia la destra che la sinistra sostituiscono l’universalismo astratto con identità concrete: tradizione da un lato, gender e razza dall’altro».

Particolarmente originale è la rilettura della tradizione biblica. In una lettura innovativa della Bibbia ebraica, Boehm scopre in Abramo, che sacrifica il montone invece del figlio, una figura di disobbedienza. Insistendo sull’idea di giustizia contro Dio, Abramo diventa l’archetipo del monoteismo etico che Kant traduce nel linguaggio della filosofia moderna. Questa interpretazione permette a Boehm di fondare l’universalismo non solo sulla ragione illuminista, ma anche su radici più profonde della tradizione religiosa occidentale.

Il razzismo, la schiavitù, l’obbedienza a Dio, il monoteismo etico, i valori dell’occidente, la democrazia e il conflitto israelo-palestinese sono solo alcuni dei temi affrontati in questo volume denso, appassionato e illuminante. La dimensione politica emerge con particolare forza quando Boehm applica il suo universalismo radicale alla questione mediorientale. Già nel precedente Israel – eine Utopie (2021) aveva proposto l’idea controversa di uno stato binazionale israelo-palestinese, rifiutando la soluzione dei due Stati come utopia irrealizzabile. Questa posizione, tanto più coraggiosa dopo il 7 ottobre 2023 e la successiva escalation, testimonia la coerenza intellettuale dell’autore.

Nel tratteggiare la figura dell’universalista radicale, Boehm evoca modelli di disobbedienza morale: non tanto chi si conforma alla legge, quanto chi la contesta in nome di un dovere superiore. Tra questi, spicca il riferimento a John Brown, l’abolizionista che sfidò lo Stato americano in nome dell’uguaglianza e che pagò con la vita la propria coerenza.

Il volume non è di facile lettura: Boehm non cerca il consenso facile né evita le provocazioni. La sua critica attraversa lo spettro politico senza risparmiare nessuno, toccando nervi scoperti del dibattito contemporaneo. Proprio questa radicalità, però, restituisce al discorso filosofico una funzione critica che spesso sembra smarrita: quella di mettere in discussione le certezze consolidate in nome di principi più alti.

Universalismo radicale è un’opera indispensabile per chiunque voglia confrontarsi seriamente con le sfide etiche e politiche del presente. In un’epoca di frammentazione identitaria e tribalismo politico, Boehm rivendica con forza l’esistenza di verità morali universali e il dovere di applicarle coerentemente, anche quando ciò implica rotture dolorose con lo status quo. Un libro che non lascia indifferenti e che, proprio per questo, merita di essere letto e discusso.

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