È il giorno del vincitore del 34° Premio Pieve Saverio Tutino: domenica 16 settembre alle 16.30 la manifestazione conclusiva con gli “Otto racconti autobiografici” dei diari finalisti per la regia di Guido Barbieri con le letture di Paola Roscioli e Mario Perrotta e le musiche dal vivo di Vanni Crociani e Giacomo Toschi. La manifestazione sarà trasmessa su Radio 3. Ospite speciale Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, che riceverà il Premio Città del Diario dedicato alle vittime delle leggi razziali e testimoni della Shoah. La mattina sarà presentato in anteprima il volume “YO SOY FIDEL” (Cantagallo, 2018) di Francesco Comello e Barbara Tutino, con testi inediti del fondatore dell’Archivio Saverio Tutino e Norberto Fuentes, scrittore e giornalista cubano.

Le memorie in piazza. Domenica 16 settembre è il giorno del vincitore del Premio Pieve Saverio Tutino 2018 e degli 8 finalisti della manifestazione. La premiazione inizierà dalle 16.30 in piazza Plinio Pellegrini a Pieve Santo Stefano, con la cerimonia delle “Memorie in Piazza” per la regia di Guido Barbieri che, come da tradizione, intervisterà gli otto diaristi finalisti – Cristina Bigazzi, Roberta Pedon, Laura Bigalli per il diarista Aldo Bigalli, Carla Bricarelli per Giuseppe Lorenzo Mazza, Gabriella Capelli e Cristina Melandri per Chiara Melandri, Vittorio Calore per Luca Pellegrini, Maria Cristina Fedrigotti per Clementina Ravegnani, Bruno Sansoni per Luciano Sansoni. Un viaggio nel tempo, dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri, che azzerano le distanze che intercorrono tra gli anniversari e l’attualità. Luca Pellegrini, nato nel 1806 a Palmanova è un capitano della marina asburgica che gira il mondo in nave, scrittore virtuoso capace di raccontare un naufragio con la bravura dello sceneggiatore, uomo cosmopolita e illuminato che riflette sui pregi e i difetti del mondo islamico, a Smirne e Costantinopoli, e si scaglia contro la schiavitù e il razzismo degli europei in Sud America.

Al volgere del secolo, la testimonianza della giovane Clementina Ravegnani rammenta quanto è labile il confine tra benessere e sofferenza, descrivendo la propria vita spensierata nella provincia italiana di inizio ‘900, ai tempi della Belle Époque, vigilia della Prima guerra mondiale. Guerra alla quale aderirà la famiglia di Giuseppe Lorenzo Mazza con l’entusiasmo comune a gran parte del popolo italiano, nelle radiose giornate del maggio 1915, e che sarà spazzato via dall’esperienza del fronte che coinvolgerà padre, madre e figlio fino al dramma della morte di quest’ultimo. Un balzo di poco più di vent’anni e ancora l’inganno della guerra, la Seconda, che si rivela agli occhi del piccolo Aldo Bigalli, pisano. A dieci anni è avvolto dalla propaganda fascista e nonostante la tenera età scrive cronache mirabili del conflitto; disegna mappe, costruisce eserciti con tappi di sughero e fantastica sulle imprese belliche.

Fin quando non è travolto dall’orrore del dopo armistizio, dei bombardamenti e dei nazisti in casa. Un destino comune a quello di Luciano Sansoni, un ragazzo in età di leva all’indomani dell’8 settembre 1943, che rifiuta l’arruolamento per Salò e intraprende una fuga rocambolesca attraverso l’Italia occupata, vivendo la battaglia per la liberazione di Firenze. Poco più di vent’anni dopo, Roberta Pedon attraversa invece un mondo completamente cambiato, in gran parte pacificato, dove i giovani viaggiano liberamente dall’Italia all’Inghilterra, da Londra all’India alla ricerca di nuove esperienze e conoscenze, sulla scia della rivoluzione generazionale sessantottina. Una spensierata incoscienza che, negli anni novanta, ignora la giovane Chiara Melandri, che si aggrappa alla scrittura per impedire che le porte degli ospedali psichiatrici, delle comunità, delle case famiglia, si chiudano alle sue spalle. Una vita fragile, che si spezza a soli 33 anni, nel 2013. Appena tre anni dopo, un ospite indesiderato irrompe nella vita di Cristina Bigazzi: la spiazzante diagnosi di un carcinoma segna l’inizio di una sfida fisica ed esistenziale dalla quale è uscita vincitrice nel giugno dello scorso anno.

Piero Terracina ospite speciale. A ottant’anni dai provvedimenti razzisti e discriminatori contro gli ebrei italiani, preludio alla deportazione, ai lager e allo sterminio, l’Archivio dei diari omaggia chi continua a dare voce alla memoria. Durante la manifestazione conclusiva della 34ª edizione del Premio Pieve verrà consegnato il Premio Città del Diario a Piero Terracina, sopravvissuto a Auschwitz. Un’occasione rara per ascoltare dal vivo la testimonianza di chi è sopravvissuto ai peggiori crimini perpetrati nel corso del Novecento.

La giornata di domenica 16 settembre si apre alle 9.30 nella Piazzetta delle Oche con il tradizionale incontro tra i diaristi della lista d’onore e la commissione di lettura dell’Archivio dei diari. La mattinata è coordinata Natalia Cangi, Direttrice organizzativa dell’Archivio diaristico nazionale e accompagnata dagli interventi musicali della Pieve Big Band e dalle letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti.

Durante l’incontro anche la consegna del Premio Speciale “Giuseppe Bartolomei” attribuito dalla commissione di lettura a Gherardo Giorni per il diario “Fiat voluntas tua” che racconta un arco di tempo che va dal 1947 al 1960 e il Premio per il miglior manoscritto originale attribuito dall’Archivio diaristico nazionale a Giuseppe Lorenzo Mazza per “Colpito al cuore”, epistolario che va dal 1912 al 1917.

YO SOY FIDEL: anteprima del volume con scritti inediti di Tutino e Fuentes
Sempre nel corso della mattina sarà presentato in anteprima il volume “YO SOY FIDEL” (Cantagallo, 2018) di Francesco Comello e Barbara Tutino, con testi inediti del fondatore dell’Archivio Saverio Tutino e Norberto Fuentes, scrittore e giornalista cubano. Dal 4 al 10 dicembre 2016 si svolgono a Cuba i funerali di Stato di Fidel Castro, il lider maximo. Francesco Comello, fotografo freelance friulano è presente. Conquistato dallo spirito del popolo cubano ci torna due mesi più tardi. Questa volta sulle tracce lasciate da un noto giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee.

Saverio Tutino invia articoli e reportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario, non basterà a scalfirne il mito. In questo viaggio Saverio Tutino presenta la giovane figlia ai suoi amici cubani, in particolare a Norberto Fuentes, il maggiore scrittore cubano ancora vivente. Dall’incontro tra queste persone sulla scia della memoria, scaturisce il presente volume, fatto di sguardi diversi che bucano il tempo fondendosi nei magistrali scatti di un grande fotografo.

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