Il risveglio della natura, le spezie che inebriano l’aria,  i maestosi paesaggi che si aprono tra fiumi e cime innevate: siamo pochi chilometri fuori Marrakech, nella valle del fiume Ourika. Sulle due sponde, poltrone, cuscini, tavolini di tutti i colori, sul fondo la cima dell’Atlas. Una meta sorprendente per un weekend tra cascate e pic-nic, per godere in pieno il fiorire della primavera.

La strada che da Marrakech porta alla valle è lunga una sessantina di chilometri. Molti la fanno in moto, considerata la bellezza del clima e del paesaggio. Per circa un’ora si susseguono le botteghe degli artigiani i cui prodotti vengono poi venduti (a prezzi più alti) nella medina della città: terracotte, tappeti, gioielli berberi che portano in sé la storia di chi li ha creati e la tradizione di una cultura che è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri.

Per arrivare alla sette cascate della valle dell’Ourika bisogna lasciare la macchina al villaggio di Setti – Fatna, a circa 1500 metri di altitudine. Lungo il fiume, i dromedari attendono insieme ai loro padroni qualcuno che vada a smuovere l’immobilità del tempo. Se non l’avete mai fatto prima, sappiate che salire in groppa è facile dato che il dromedario si accovaccia per agevolare l’operazione – occhio che non si alzi mentre montate su – mentre sicuramente più “emozionante” è il movimento di salita, quando l’animale da terra si rimette in posizione  normale con voi sopra. Fatto questo, va tutto liscio: è quasi una coccola il passo del dromedario, ondulante e rassicurante nella sua lentezza in sintonia con i tempi del luogo. Lungo il fiume, decine di localini semplici  dove le famiglie mangiano con tranquillità sulle terrazze ricavate attorno al corso dell’Ourika.

In questo villaggio i berberi della zona si riuniscono in un mercatino di sapore antichissimo. Esplorarlo non ha davvero niente a che vedere con i suk della medina: dimenticate la confusione e le onde di turisti che contrattano nelle botteghe. Qui ci sono frutta, ortaggi e beni di prima necessità, con prezzi dieci volte più bassi che a Marrakech, in un clima di decisa tranquillità:  è un pezzo di medioevo arrivato ai giorni nostri. I mercanti arrivano qui con i loro carretti trainati dai muli sin dai villaggi distanti anche giorni di cammino, per negoziare i raccolti, comprare, vendere, comunicare. Ed è davvero singolare vedere come, nonostante non tutti parlino lingue europee, sia facile comprendersi e  relazionarsi.

Dal villaggio comincia la salita a piedi fino alle prime colline dell’Alto Atlante costeggiando il fiume Ourika verso le sette cascate. Non è agilissimo arrivarci, ma ne vale la pena: sono davvero dei gioiellini nascosti nella natura. Per raggiungerle serve un certo allenamento ma, se non ce la fate, fermarsi all’ombra di un albero sulla riva dell’Ourika è comunque un’esperienza bellissima per noi europei abituati ai ritmi frenetici delle nostre città: godere dei ritmi rallentati del luogo è un buon allenamento per la mente e lo spirito.  La camminata non è facile, i dislivelli sono notevoli e servono sicuramente delle buone scarpe da ginnastica. La maggior parte delle persone si ferma alla quinta cascata, i più temerari arrivano alla settima. Lungo il tragitto incontrerete molte persone sedute a chiacchierare all’ombra degli alberi, lungo il corso dell’acqua, in pic nic improvvisati un poco ovunque.

Tra le vette ancora innevate dell’Atlas e le case berbere che punteggiano le vallate silenziose, mentre i dromedari si riposano, quasi immobili, vicino al fiume.  La fretta non esiste qui, solo calma e tranquillità.

Armonia è la parola esatta. Entrando in una casa berbera quasi non si sente l’assenza di tutto ciò che è nelle case europee. La semplicità e la serenità dei piccoli gesti quotidiani, delle donne che fanno il pane e ti accolgono con un sorriso e un the alla menta, il pane appena fatto e l’olio.  La zona è disseminata da piccoli villaggi berberi che si trovano sulle pendici della montagna costituiti da tipica della zona. A proposito di olio, ci sono cooperative di donne dedite alla produzione dell’olio di Argan.  dalla pulitura, all’apertura, al pestaggio

 Anna Maria De Luca

 (Pubblicato su www.repubblica.it)

 

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