Carloforte custodisce un inestimabile tesoro: una lingua misteriosa, antica, particolare, impossibile da sentire lontano da qui. Una lingua viva. Tanto viva da essere usata dai ragazzi sui social. Il tabarchino è assimilabile alla lingua in uso tra i pegliesi nel XVI secolo, antenati diretti dei carlofortini. Alla matrice originaria, nel corso della storia, si sono aggiunti prestiti dall’arabo, dal siciliano, dal francese. Ce lo racconta, nella tonnara, l’assessore alla cultura e al turismo Aureliana Curcio

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