Una scena che viene dipinta esattamente come dovrebbe essere. Pino Insegno e Alessia Navarro, al teatro Quirino, tengono il palco in modo sorprendente, in una storia dai risvolti imprevedibili ed assolutamente non scontati.

“Oggi sposi… sentite condoglianze” è una commedia amara che sembra leggera, scritta da Claudio Insegno, Alessia Navarro e Pino Insegno, per la regia di Siddharta Prestinari, arricchita dalle musiche del cantautore Bungaro e dalle voci amichevolmente concesse da Luca WardFrancesco Pannofino e Mino Caprio. In scena ci sono sempre e solo Pino e Alessia, ma sembra di avere di fronte dodici personaggi: i due attori non escono mai dal proprio ruolo, non personificano gli altri attori non presenti in scena ma presenti nella storia, hanno però la capacità di farceli vedere, di farceli immaginare, persino nei loro abiti, nei loro umori, nei loro caratteri.

Una capacità che solo i grandi attori possono avere. Parola e gesto si compongono nella scena a costruire i personaggi che non ci sono, su un palco che non ha mai cambi di scena. Non solo non esistono fisicamente altri attori oltre a Insegno e Navarro: non ci sono neanche oggetti. Eppure il palco, man mano che passano i minuti, ci appare come se fosse ricco di personaggi e oggetti. Grotowsk diceva che la situazione teatrale privata di tutto il superfluo sopravvive nell’incontro tra attore e spettatore e che la recitazione è un’arte particolarmente ingrata siccome muore senza l’attore: quanto è vero lo si capisce vedendo “Oggi sposi… sentite condoglianze”.

Da una parte, i due attori “giocano” con lo spettatore e ne calamitano l’attenzione attraverso il corpo, la voce e le emozioni, in una relazione “viva”. Il che è stato evidente sin dalle prime battute dove, per un problema di audio, nella serata dell’8 novembre, Insegno ha in un attimo messo in scena una conversazione con il pubblico divertente quanto lo spettacolo stesso. Si potrebbe dire che Pino a Alessia scatenano i neuroni specchio del pubblico coinvolgendo il nostro sistema cerebrale nell’l’immaginazione di un’azione; per dirla con Gallese, ci offrono la possibilità umana di avere un’esperienza estetica grazie alla Simulazione Incarnata, arrivando ad una sorta di “intercorporeità” tra attore e spettatore.

Scriveva James Borg (nel 2012): “l’attore deve essere maestro del linguaggio corporeo: è questo il mezzo attraverso il quale riesce a coinvolgere il pubblico emotivamente. La buona recitazione è quella in cui la perfetta sintonia fra gestualità e comportamento dell’attore, da una parte, e l’emozione che il èersonaggio prova o le parole che pronuncia, dall’altra, ci inducono a credere nella finzione come se fosse realtà”.

Anna Maria De Luca

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