Scritto e diretto da Giuseppe Oppedisano, “Finché morte non ci separi” tiene gli spettatori inchiodati alla poltrona con il fiato sospeso. E’un’opera dolorosa, con interpreti intensi, difficile da digerire per molti uomini, liberatrice per molte donne.

In scena Maurizia Grossi, Giuseppe Oppedisano, Alexander Perotto, Mariandrea Filpo, Magda Andrzejewska, Dario De Francesco, Irene Géleng, Marco Bertes, Cristina Barbagallo, Roman Khromykh, Alessandro Ferri, Madeleine Faye, Ray Capparucci, Jacopo Bargnesi, Damiano Maj, Arianna Toso: 27 personaggi per dare vita a sei storie che ci raccontano i tanti “amori bugiardi” che una donna può incontrare.

C’è la storia di Kismayo, adolescente somala che scappa dai suoi carnefici portandoci tra abusi sui minori, infibulazione e lapidazione. Quella di Alida che ci porta nella violenza tra le mura domestiche, quella di Azra che riaprire vecchie e nuove ferite: stupri di massa, violenze etnico/religiose. E poi la violenza psicologica, con Anita che si spegne lentamente come un faro nella notte. E poi Chiara che ci riporta fra le mura domestiche della violenza fisica, fino alla violenza di gruppo tra minori, i cosiddetti bravi ragazzi, tra bullismo, cyberbullismo, revenge porn. Sei donne violate. Sei vittime violentate nella mente e nel corpo.

Con le musiche di Roberto Fiorucci, Giorgia Piracci all’Aiuto Regia, Alessandro Paniccia assistente alla regia, le dinamiche che portano al femminicidio e alla violenza sulle donne rivivono nel teatro di Tordinona, in pieno centro storico, a Roma, attraverso la riscrittura teatrale di storie realmente accadute. Difficile non emozionarsi, difficile non piangere. Fuori dal teatro, il muro delle bambole, un’installazione permanente che riprende un’antica tradizione indiana per cui ogni volta che una donna subisce violenza, una bambola viene affissa sulla porta della sua casa. “Il Muro delle Bambole” oltre che Roma, accanto al teatro Tordinona, è anche Genova, Venezia, Brescia, Trieste,  Portogruaro ed in tantissime altre città italiane: un messaggio forte, una doverosa azione creativa contro la violenza di genere per renderla sempre meno accettabile socialmente. 

La nota davvero unica di questo spettacolo è che, prendendo spunto da avvenimenti di cronaca, attraversa tutti i tipi di violenza e di femminicidio: dalla violenza psicologica/economica, si sposta a quella etnico/religiosa, agli stupri di massa, alla violenza fra le mura domestiche per concludere con quella fra gli adolescenti, il bullismo e il branco.

In scena, un luogo d’attesa, un purgatorio, troviamo sedute a mo’ di raggiera le protagoniste che di volta in volta, rivivranno gli incubi, le paure, le sofferenze, gli orrori e gli errori dei loro amori infranti e malati. Tre realtà prenderanno vita. Passato/Presente; (prima dell’incontro con l’uomo che segnerà la loro vita) Le protagoniste, come in un’analisi di coscienza collettiva, si presentano e raccontano chi sono e come vivono. Qui e ora; (dopo l’incontro, nella fase del loro rapporto di coppia) Le protagoniste vivono i momenti salienti della loro vita di coppia; gli episodi scatenanti del loro amore malato, giungendo all’atto conclusivo. Presente/Futuro; (ciò che rimane della loro esistenza e di un loro potenziale futuro) Le superstite raccontano il loro presente proiettato nel futuro; cos’è rimasto delle loro vite per chi è sopravvissuta, mentre per chi non lo è parlerà l’anima, che rimpossessandosi per pochissimo tempo del corpo, narrerà l’accaduto, per poi tornare nel regno dei morti

Difficile non riconoscersi in nessuna di queste storie: un privilegio per poche fortunate.

I moderatori come dei cronisti televisivi, ci fanno prendere respiro ed attraverso un gioco creativo del dentro/fuori, danno al pubblico dati e numeri sui diversi generi di violenza: lo spettacolo si muove fra la cronaca, le statistiche date dai moderatori e il vissuto delle vittime e dei loro carnefici. Un passaggio necessario per respirare. La scena è essenziale e si trasforma di volta in volta.

Note di regia di Giuseppe Oppedisano: “La violenza sulle donne sembra non avere tempo né confini. Non risparmia nessuna nazione. Non conosce differenze socio-culturali o di classe. “Finché morte non ci separi?… – La Menzogna dell’Amore -”, ispirato a fatti di cronaca, affronta agghiaccianti storie di donne uccise, stuprate, ingannate, imprigionate in se stesse, violentate nel corpo e nell’anima.

Lo spettacolo nasce dal costante bisogno di tenere alto l’allarme su questi temi, non si può alzare la guardia solo quando un’altra vita viene spezzata per poi ritornare all’indifferenza peggio alla rassegnazione. Dove c’è una donna un carnefice può farsi avanti, quindi prima o poi potrebbe toccare ad ognuno di noi. È essenziale coinvolgere gli uomini nel cambiamento culturale per affrontare le radici della violenza di genere e promuovere relazioni rispettose e consapevoli.

Lo spettacolo racconta sei vite spezzate in sei mostruosità diverse. Entrerà nella vita delle vittime e dei loro carnefici, svelando i loro lati più intimi, portando alla luce i troppi “amori bugiardi e malati”, le tante “mascolinità tossiche”.

Virgilio, che tutto sa e tutto vede, ripercorrerà le loro vite in un’analisi di “coscienza collettiva”, dal loro “presente/passato”, al loro “qui ed ora”, giungendo in fine ad un “presente/futuro”.

INFO:

Teatro Tordinona Via degli Acquasparta 16 (RM) tel. 06.7004932

Dal 6 al 10 Marzo Ore 20:45 domenica ore 18:30

Biglietto intero 15,00 (tessera compresa) ridotto 12,00 (tessera compresa)

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