E’quella parte di Calabria che non finisce mai sui depliant. Una Calabria che non ha bisogno di inventarsi nulla, perché sotto i suoi piedi dormono millenni di civiltà sovrapposte — greci, romani, bizantini, ebrei, normanni — ciascuno con le proprie pietre, i propri simboli, la propria idea del sacro e del bello.
Settanta chilometri. È la distanza che separa la Bovesia dalla Locride, lungo una striscia di costa ionica che è forse il tratto più denso di storia dell’intero Mezzogiorno. E sono questi settanta chilometri che il progetto I 70 km d’oro ha scelto di raccontare come un unicum — non come una somma di borghi separati, ma come un itinerario unico, capace di proiettare questo territorio nel mondo.
Il 29 aprile, alle ore 12, la Prefettura di Reggio Calabria ha ospitato l’inaugurazione della mostra fotografica “I 70 km d’oro dalla Bovesia alla Locride e l’Eredità di Paolo Orsi”, alla presenza del Prefetto Clara Vaccaro, di Rosanna Trovato, presidente di Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto, e di Francesca Crea, coordinatrice di ArcheoComuniDiQualità.
Un itinerario, dieci borghi, infinite civiltà
Il percorso abbraccia dieci comuni e altrettante anime storiche: si parte dai mosaici del Drago, dei Delfini e dell’Ippocampo del Parco Archeologico dell’Antica Kaulonia di Monasterace, e si prosegue attraverso la Cattolica di Stilo — gioiello dell’architettura bizantina — i tesori medievali di Gerace, la Villa Romana di Casignana, il Parco e Museo Nazionale di Locri Epizefiri. Si attraversano poi l’insediamento rupestre di Brancaleone Vetus con le sue grotte affrescate, la Sinagoga di Bova Marina — tra le più importanti del Mediterraneo — la Villa Romana del Naniglio di Gioiosa Jonica, le torri e il teatro romano di Marina di Gioiosa Jonica, fino al teatro greco-romano di Portigliola.
“Questi borghi, nell’insieme, costituiscono un unicum,” spiega Francesca Crea, vice presidente di Archeoclub d’Italia e anima del progetto. “L’obiettivo è superare la valorizzazione frammentata per singolo Comune e promuoverli con una visione unitaria, affinché quel territorio possa diventare un vero attrattore turistico.”
Il filo d’oro di Paolo Orsi
A tenere insieme questo viaggio nel tempo c’è una figura che pochi conoscono fuori dagli ambienti specialistici, ma che a queste terre deve essere restituita: Paolo Orsi, l’archeologo trentino che tra fine Ottocento e inizio Novecento percorse palmo a palmo la Calabria ionica, scoprendo l’Antica Kaulonia, conducendo gli scavi al Tempio Marasà di Locri, restaurando la Cattolica di Stilo e riportando alla luce le chiese basiliane dimenticate.
Quest’anno ricorre il novantesimo anniversario della sua scomparsa, e la mostra gli rende un omaggio che va oltre la celebrazione: attraverso fotografie e documenti provenienti da diversi archivi — tra cui l’Archivio di Stato, la Soprintendenza ABAP di Reggio Calabria e Vibo Valentia e il Parco Archeologico dell’Antica Kaulonia — emerge il ritratto di un uomo che non si limitò a scavare, ma lasciò un metodo, una visione, una responsabilità civile nei confronti del patrimonio.
Non a caso la mostra trova sede in un luogo altamente simbolico: la Prefettura di Reggio Calabria sorge su un’area interessata dagli stessi scavi che Orsi condusse dopo il devastante sisma del 1908.
Un progetto che guarda al futuro
Dietro la mostra c’è un lavoro lungo e metodico: nel corso del 2025, Archeoclub Area Integrata dello Stretto e ArcheoComuniDiQualità hanno organizzato un ciclo di dieci conferenze mensili che hanno percorso l’intero itinerario, costruendo comunità, competenze e consapevolezza attorno a un patrimonio che merita ben più visibilità di quanta ne abbia oggi.
Il progetto gode di patrocini istituzionali significativi — dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria alla Città Metropolitana, fino alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, città natale di Orsi — e di un comitato scientifico che include archeologi, studiosi e rappresentanti delle principali istituzioni culturali del territorio.
Settanta chilometri d’oro, appunto. Basta avere la voglia di percorrerli.
Anna Maria De Luca









