Un libro, appena uscito per Armando Editore, che dovrebbe essere letto da tutti coloro che si occupano di cronaca nera, a vario titolo, ma anche da tutti gli appassionati che seguono in TV la narrazione degli eventi che occupano le prime serate. Lo hanno scritto due esperti: Federico Boffi Lucarelli, fisico con alle spalle un dottorato di ricerca in biofisica e tante pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, direttore delle sezioni di balistica e residui dello sparo e dell’Unità Analisi del Crimine Violento della Polizia Scientifica; Grazia La cava è invece una dottoressa di ricerca in ingegneria delle Infrastrutture, con alle spalle oltre 50 articoli scientifici sulla sicurezza stradale e l’incidentalità, perito d’ ufficio e consulente tecnico di oltre mille cause civili e penali di ricostruzione di dinamiche e di scenari di eventi.

Personalmente, è un piacere leggere le parole di chi è competente: l’assuefazione ad improvvisati commentatori nei salotti tv, per la banalità delle osservazioni che siamo soliti sentire, sta rendendo quasi banale la materia. Ecco che quindi assumono ancora più valore le pagine di questo libro, in quanto frutto di esperienza e conoscenza. Entrambi gli autori, in 360 pagine dense e chiare nella narrazione, ci spingono ad una riflessione: è sempre più alto il rischio che le indagini e i giudizi dei tribunali dipendano più da un risultato numerico proveniente da una strumentazione di laboratorio o comunque scientifica che da un ragionamento. Non può essere la scienza o l’intelligenza artificiale, da sola, a risolvere casi di nera o a decidere se una persona sia o meno colpevole di omicidio. E’ necessario riportare al centro delle indagini il ragionamento induttivo. In sostanza, non possiamo attenderci che sia la scienza a decidere se una persona è colpevole o no di omicidio: è un’aspettativa inutile perché è il ragionamento il fondamento a cui non possiamo mai venir meno. L’uso della logica, applicata nell’interpretazione di casi giudiziari reali, deve tornare ad avere un ruolo predominante nella nostra società. Un libro stupefacente per la dettagliata ricostruzione di alcuni casi ormai storici, a partire da un’accusa di omicidio nei confronti di un rapinatore in fuga, fatta cadere dalla fisica stessa e dal ragionamento logico per passare poi al caso Moro ed a vicende accadute nelle caserme, una delle quali risolta ben 17 anni dopo l’omicidio.

Gli autori ci ricordano come la scienza mantenga un margine di incertezza insito nel fenomeno stesso preso in esame. Persino nel caso del DNA, che è diventato il principe di ogni indagine: non possiamo escludere, in assoluto, che non esistano due persone con il medesimo DNA, a parte gemelli omozigoti, per quanto infinitesima sia la probabilità che ciò accada. Se l’errore è insito nella misura stessa, la domanda è dunque: fino a che punto è giustificabile un alto valore di probabilità per poter affermare con assoluta certezza che un imputato sia colpevole? Per trovare una risposta a questa domanda dobbiamo porre al centro il ragionamento induttivo. A partire dai casi concreti, ripercorrendo storie giudiziarie reali, dal caso Scieri, al caso Drago a via Fani.

Ogni oggetto che si trova all’interno di una scena del crimine si trova nel posto in cui viene osservato per una specifica ragione. Ripercorrendo le leggi di Newton gli autori, in pagine dense di grafici e formule fisiche, attirano la nostra attenzione sul concetto della meccanica inversa, noto nella fisica ma molto meno noto nelle aule del tribunale: è la cosiddetta mela forense, cioè il processo per identificare, in una scena del crimine, da dove è partito il proiettile. Si rifà, ovviamente, alla mela di Newton: da quale punto del ramo è caduta?

La meccanica inversa applicata nella balistica forense ci porta quindi a capire il punto di partenza dei proiettili, delle tracce di sangue, ecc fondamentali in sede di accertamento tecnico per ricostruire la dinamica. Si perché nella scena del crimine noi dobbiamo dare risposta non tanto alla domanda “chi è stato” ma “cosa è successo”, ricostruire quindi i fatti. Non sempre è possibile stabilire una traiettoria univoca percorsa da un proiettile di arma da fuoco: il più delle volte si definisce un cono di traiettorie dovuto all’incertezza di misura degli angoli di impatto. Tre sono quindi i livelli di analisi: gli atti a disposizione, principalmente il fascicolo del sopralluogo, il resoconto autoptico ed eventualmente le testimonianze, da analizzare sulla base dei principi di fisica. La contestualizzazione di tutte le informazioni a disposizione è ovviamente la chiave per poter leggere anche le scene più complesse, per associare i dati autoptici, balistici, le traiettorie di sangue od oggetti tra di loro nella scena del crimine.

Quindi, come ricostruire la dinamica della scena del crimine? Bisogna partire dall’individuarne la natura: è un accertamento tecnico di natura fisica, ma lo strumento che viene utilizzato non può essere solo uno strumento tecnologico. Bisogna restituire quindi al ragionamento, alla logica, il suo posto centrale. La logica deve pertanto essere considerata come uno strumento scientifico. Confondere un dato strumentale con un dato scientifico è un’ usanza che, non solo in ambito giudiziario, rischia di portare ad un non risultato, anche a scapito del dato tecnico stesso.

Non vi raccontiamo altro, vi lasciamo alla lettura del libro.

Anna Maria De Luca

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