Dal 18 al 21 dicembre va in scena Ismene la sorella della più famosa Antigone, simbolo della resistenza quotidiana fatta di gesti minimi e cura ostinata.

È delicato e forte lo spettacolo che vede Elena Arvigo in scena al Teatro Torlonia nei panni di Ismene, la sorella della più famosa Antigone.

È il secondo capitolo della Trilogia delle Stanze dedicata alle figure femminili della “Quarta dimensione” di Ghiannis Ritsos. Dopo Elena, la regista e interprete continua il suo percorso di esplorazione dei miti classici riletti dal grande poeta greco del Novecento, spostando lo sguardo su quella che la storia ha sempre relegato ai margini: Ismene, la sorella di Antigone.

Elena Arvigo, un’interprete d’eccellenza

Nata a Genova nel 1974, Elena Arvigo è riconosciuta come una delle interpreti più intense della scena contemporanea e tra le esponenti di maggior rilievo del teatro indipendente italiano. Diplomata nel 1999 alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler, ha costruito una carriera d’eccellenza lavorando con registi del calibro di Alvis Hermanis, Eimuntas Nekrošius, Jacques Lassalle e Jan Fabre.

Dal 2010 si dedica anche alla regia in regime di completa autoproduzione, occupandosi personalmente di ogni aspetto della messa in scena. Nel 2019 il Teatro di Roma le ha dedicato “Trilogia Arvigo”, un ritratto d’artista con una personale di tre spettacoli presso il Teatro Torlonia. Nel 2023 ha vinto il premio Le Maschere del Teatro Italiano come miglior interprete di monologo per “I Monologhi dell’Atomica”.

Caratteristica distintiva del suo teatro è l’attenzione costante alle figure femminili, con particolare focus su autrici contemporanee impegnate nella difesa dei diritti. Nel progetto “Le Imperdonabili”, inaugurato nel 2013, Arvigo racconta storie di donne testimoni scomode, mitiche e reali, trasformando l’atto poetico in simbolo di resistenza del pensiero.

Il Teatro Torlonia, un gioiello nel cuore di Roma

Il Teatro Torlonia, immerso nel verde di Villa Torlonia, è soprannominato dai romani “il gioiello di Villa Torlonia”. Commissionato nel 1841 dal principe Alessandro Torlonia all’architetto Quintiliano Raimondi per festeggiare le nozze con Teresa Colonna, venne completato solo nel 1874 a causa della morte del principe nel 1848 e della malattia della consorte.

L’edificio è un esempio di architettura eclettica dove convivono diversi stili: il corpo centrale richiama la maestosità classica, la serra in ferro e ghisa riprende lo stile nordico, mentre le sale laterali presentano decorazioni gotiche, moresche, greco-romane e rinascimentali. Tutte le decorazioni sono opera di Costantino Brumidi, noto negli Stati Uniti come “il Michelangelo d’America” dopo aver affrescato il Campidoglio di Washington.

Dopo anni di abbandono e i danni dell’occupazione angloamericana durante la Seconda Guerra Mondiale, il teatro è tornato al suo originale splendore grazie a un complesso restauro ed è stato riaperto al pubblico nel dicembre 2013. Oggi fa parte della Fondazione Teatro di Roma, insieme al Teatro Argentina e al Teatro India, ospitando una programmazione che valorizza la vocazione multidisciplinare del luogo.

La custode della memoria

Se Antigone è l’eroina che sfida le leggi degli uomini, Ismene è colei che resta. Resta nella casa, tra le macerie, a custodire i morti e la memoria. Il poemetto di Ritsos, magistralmente tradotto da Nicola Crocetti, le restituisce finalmente una voce: non quella dell’eroismo spettacolare, ma quella della resistenza quotidiana, fatta di gesti minimi e cura ostinata.

Arvigo costruisce uno spettacolo che è prima di tutto un ascolto. L’Ismene che prende forma sul palco non racconta semplicemente gli eventi dopo Edipo, dopo la guerra fratricida, dopo Antigone: si dà forma attraverso il racconto, si crea e ricrea nella parola. La sua fragilità diventa paradossalmente la sua forza più radicale.

Un eroismo invisibile

La scelta dramaturgica di Ritsos, che Arvigo porta in scena con intelligenza sottile, rovescia completamente la prospettiva sofoclea. L’atto eroico di Antigone viene smascherato nella sua componente egoistica, nel suo desiderio di riscatto personale. Ismene invece rivendica il diritto alla normalità, alla paura, al dubbio. In un mondo che celebra solo chi si immola per una causa, lei celebra ciò che è fragile, imperfetto, ordinario.

Lo spazio scenico, curato dalla stessa Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri, si fa stanza interiore più che luogo storico: una soglia tra passato e presente dove gli oggetti minimi – una sedia, un bicchiere, una finestra – diventano risonatori emotivi. Le luci di Pietro Sperduti accompagnano questo viaggio in una dimensione sospesa, dove la verità emerge rovesciata dal silenzio.

Una voce per il nostro tempo

Ciò che rende questo lavoro particolarmente potente è la sua straordinaria attualità. Ismene parla a tutti noi che viviamo in un mondo attraversato da crolli improvvisi, da rotture che non abbiamo scelto. Non è la protagonista che guida gli eventi: è la persona comune che li attraversa, li subisce, ma prova comunque a dar loro un senso. La sua è la condizione dell’invisibile, di chi non fa rumore ma persiste, di chi cerca di rimanere umano in mezzo al caos.

Elena Arvigo costruisce una drammaturgia del respiro, dove la parola nasce dalle cose quotidiane e dove il gesto di piegare un panno diventa epifania. La sua interpretazione è trattenuta, essenziale, lontana da ogni retorica. È una voce che non si impone ma persiste, che non trionfa ma resiste.

In questo prezioso teatro di corte ottocentesco, dove ogni superficie racconta una storia attraverso affreschi e decorazioni, Ismene trova la sua dimensione ideale: uno spazio che è esso stesso memoria stratificata, testimone silenzioso del tempo che passa e della bellezza che resiste.

Ismene ci ricorda che esiste un eroismo invisibile fatto di cura e misura, e che dare voce a ciò che non fa rumore è forse la pratica più necessaria del nostro tempo. Il mito visto dal punto di vista degli invisibili: cioè di tutti noi.


Ismene di Ghiannis Ritsos, traduzione di Nicola Crocetti, regia e interpretazione Elena Arvigo, disegno luci Pietro Sperduti, scene e costumi Elena Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri. Produzione SantaRita & Jack Teatro. Teatro Torlonia, via Lazzaro Spallanzani 1. Orari: ore 20 (domenica ore 18). Fino al 21 dicembre.

COMMENTA