Una ricerca durata otto anni, condotta sul campo con antiche cartografie borboniche, ha riportato alla luce uno degli itinerari storici più affascinanti d’Italia: la Strada Regia delle Calabrie. Questo antico asse viario — che attraversa tre regioni, quattro province e tre parchi nazionali — sarà al centro di un Press Tour di quattro giorni che prenderà il via venerdì 12 giugno 2025, con la presentazione ufficiale negli Appartamenti Reali della Reggia di Portici. Un racconto di civiltà che parte dalla costa vesuviana e si spinge fino al cuore del Cilento.
Un itinerario che unisce tre regioni e 2200 anni di storia
La Strada Regia delle Calabrie non è soltanto una via di comunicazione storica: è un documento vivente della civiltà meridionale italiana. Lo studio di Luca Esposito — storico delle cartografie borboniche e referente Archeoclub d’Italia per il programma di valorizzazione dei borghi — ha censito lungo i 260 chilometri del tracciato 15 stazioni di posta, 40 tra taverne ottocentesche e relais del Grand Tour, e molteplici geositi di straordinario interesse naturalistico e culturale. Il progetto ha ricevuto il sostegno della Regione Campania, dell’Università Federico II di Napoli, dell’ANCI Campania e di numerosi enti locali, a testimonianza della rilevanza nazionale di una ricerca che punta a candidare l’itinerario tra i percorsi culturali di eccellenza europei.
“Abbiamo riportato alla luce le Osterie del Gran Tour e testimonianze di 2200 anni di storia. La conferenza stampa si terrà negli appartamenti reali della Reggia di Portici, la dimora borbonica che sorge “a cavallo” della Strada Regia e che ne sancisce, simbolicamente, l’inizio”, ha spiegato Luca Esposito, autore della ricerca.
Cosa è la Strada Regia delle Calabrie
La Strada Regia delle Calabrie era la più lunga e importante via di comunicazione terrestre dell’Italia meridionale. Non si tratta di una semplice strada: è un palinsesto stratificato di civiltà, un documento fisico in cui si sovrappongono duemila anni di storia — romana, medievale, borbonica, risorgimentale — su un tracciato che percorre la spina dorsale del Sud Italia dal Vesuvio allo Stretto di Messina.
Attraversata dai pellegrini medievali, dai viaggiatori del Grand Tour, dagli eserciti di Bonaparte, Murat, Garibaldi e quelli delle due guerre mondiali, la strada fu dismessa totalmente solo nel 1962, con l’inaugurazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
Le origini romane: la Via Popilia
Tutto inizia nel 132 a.C. La Via Capua-Regium, nota anche come Via Popilia o Via Annia, fu un’importante strada romana costruita a partire dal 132 a.C., anno in cui la magistratura romana decretò la costruzione di una strada che congiungesse stabilmente Roma con la Civitas foederata Rhegium, l’odierna Reggio Calabria, posta all’estremità meridionale della penisola italiana. La strada si distaccava dalla via Appia a Capua, quindi toccava Nola, Nuceria Alfaterna (oggi Nocera Inferiore e Superiore) e Salernum (Salerno) sul mar Tirreno. Da qui attraversava la piana del Sele fino ad Eburum (Eboli).
Dopo aver superato la confluenza tra il fiume Sele e il Tanagro, la via Popilia puntava a sud risalendo il percorso di quest’ultimo fiume, fino a raggiungere il Vallo di Diano, un altopiano dove all’epoca erano situate le città romane di Atina (Atena Lucana), Tegianum (Teggiano), Consilinum (Padula), Sontia (Sanza). Da qui il tracciato scendeva verso il Pollino e proseguiva in Calabria fino a Reggio.
Era in sostanza, l’autostrada dell’antichità: strategica per i rifornimenti militari, per il controllo del territorio meridionale e per i commerci tra il Tirreno e lo Jonio.
Il Medioevo e il declino
Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la manutenzione delle grandi vie consolari si interruppe. Ridotta in epoca vicereale a poco più di un sentiero, la strada verrà ricostruita da Ferdinando IV di Borbone, affrontando enormi spese e lunghi anni di lavori. Lungo i secoli medievali, il tracciato rimase comunque in uso — come rotta di pellegrinaggio verso i santuari del Sud, come via di transumanza, come corridoio militare — ma in condizioni sempre più precarie, attraverso territori impervi e spesso pericolosi.
La rinascita borbonica: Ferdinando IV e il nuovo tracciato
Il vero rilancio della strada avviene nella seconda metà del Settecento. Questo percorso fu voluto nel 1778 da Ferdinando IV di Borbone in un territorio quasi privo di rete viaria, e ricalcava per buona parte il tracciato della via romana Popilia del II sec. a.C. detta anche Capua-Regium, che da Capua giungeva a Reggio Calabria. Ha avuto un utilizzo soprattutto militare e postale.
La costruzione fu un’impresa titanica di ingegneria civile: ponti in pietra, stazioni di posta, taverne di sosta, fondi stradali lastricati. La Reggia di Portici — che sorge letteralmente a cavallo del tracciato — divenne il simbolo e il punto di partenza di quest’arteria che il regno borbonico volle moderna ed efficiente, degna di un sovrano che ambiva a fare del Mezzogiorno una potenza mediterranea.
Il Grand Tour e i grandi viaggiatori
Nel Settecento e nell’Ottocento, la Strada Regia delle Calabrie divenne una delle rotte privilegiate del Grand Tour europeo. La Strada Regia delle Calabrie è la strada dello scrittore tedesco Wolfgang Goethe che la percorse per arrivare a Paestum, del pittore Jacob Philippe Hackert, dell’ingegnere e sismologo Robert Mallet, dello scrittore Charles Didier, del medico e scrittore Horace de Rilliet e di tanti altri ancora.
Aristocratici inglesi, intellettuali tedeschi, artisti francesi: tutti percorrevano questo asse alla ricerca delle rovine classiche, dei paesaggi sublimi, della civiltà greco-romana ancora visibile nelle pietre del Sud. Le taverne di sosta lungo la strada — alcune delle quali ancora esistenti — ospitarono pagine straordinarie della letteratura e della pittura europea dell’epoca.
Una via di storia politica e militare
La Strada Regia delle Calabrie ha assistito ad alcuni dei momenti più drammatici della storia italiana. È proprio questa la via percorsa dall’esercito tedesco in ritirata durante la Seconda Guerra mondiale, inseguito dalle truppe alleate. È la stessa via percorsa prima da Pisacane e poi da Garibaldi durante l’epopea risorgimentale. L’arteria lungo la quale si muovevano le truppe piemontesi per attuare l’aspra repressione del brigantaggio. Prima ancora la percorse Carlo V d’Asburgo, nel suo viaggio trionfale di rientro dalla celebre crociata in territorio africano.
Ogni epoca ha lasciato una traccia fisica sul terreno: un ponte rifatto, una taverna ampliata, un cippo chilometrico spostato, una lapide. La strada è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.









