Al di là delle singole storie nazionali, il filo conduttore dell’opera è la proposta di un asse geopolitico Artico-Mediterraneo: uno strumento di lettura del mondo pensato per chi crede ancora nella forza del diritto internazionale, nella diplomazia multilaterale e in un approccio meno eurocentrico alle grandi trasformazioni globali in corso.

Come scrive nella Nota introduttiva l’Ambasciatore Riccardo Sessa, presidente della SIOI, occuparsi oggi di Artico può sembrare un esercizio fuori luogo, di fronte alle crisi che scuotono il Medio Oriente o ai rapporti sempre più tesi tra le grandi potenze. È vero l’esatto contrario: è proprio nell’apparente perifericità dell’Artico che si stanno già scrivendo alcuni degli equilibri che definiranno il prossimo secolo.

Nella prefazione al volume, Di Capua e Caruso spiegano bene il senso di questo progetto editoriale. Nell’immaginario collettivo di chi non vive in quelle latitudini, l’Artico viene ancora percepito come un unicum di ghiaccio e neve, disabitato e remoto. La realtà, sostengono i due curatori, è esattamente l’opposto: difficilmente esiste un’altra area del pianeta in cui si sovrappongono così tanti fattori geopolitici — dal cambiamento climatico alla ricerca scientifica, dalle risorse energetiche e ittiche alle terre rare necessarie alla transizione verde, fino alla progressiva rimilitarizzazione delle coste.

Proprio come il Mediterraneo non può essere letto come un blocco unico, data la complessità delle società e delle economie che vi si affacciano, anche l’Artico richiede lo stesso approccio plurale. Da qui la scelta editoriale che struttura l’intero volume: otto storie, una per ciascun Paese artico — Stati Uniti, Groenlandia/Danimarca, Canada, Norvegia, Finlandia, Russia, Islanda, Svezia — a cui si aggiunge un capitolo dedicato alle ambizioni dei grandi osservatori asiatici del Consiglio Artico.

Nove capitoli, nove prospettive

Il viaggio si apre con gli Stati Uniti. Nel primo capitolo, Comprare un’identità artica, Agata Lavorio ripercorre la storia, poco conosciuta al grande pubblico, del rapporto tra Washington e l’Artico: dall’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867 — accolto all’epoca con scetticismo, bollato come una “follia” ribattezzata ironicamente “Icebergia” — fino alle fasi alterne di disinteresse e improvvisa mobilitazione che hanno segnato la politica artica americana nei decenni successivi. Più che da una strategia coerente e continuativa, mostra Lavorio, l’attenzione statunitense per la regione è sempre stata riaccesa da eventi improvvisi: la corsa all’oro del Klondike, l’affondamento del Titanic, le due guerre mondiali.

Sovranità in bilico

Si passa poi alla Groenlandia, con Sovranità in bilico di Barry Scott Zellen, che analizza la crisi diplomatica scatenata dalle recenti dichiarazioni del presidente Trump sull’annessione dell’isola. Il capitolo ricostruisce le tensioni tra Copenaghen e Nuuk, il rafforzarsi del desiderio di autodeterminazione groenlandese, e un caso giudiziario particolarmente controverso — la sottrazione di una neonata Inuit alla madre — che ha riacceso il dibattito sul passato coloniale della Danimarca.

Un mare senza porti

Il terzo capitolo, Un mare senza porti, firmato da Rebeca Giaietto, si sposta sul Canada artico e sul paradosso che dà il titolo al saggio: nonostante lo scioglimento dei ghiacci apra progressivamente nuove rotte commerciali transpolari, la cronica carenza di infrastrutture portuali — esemplificata dalla vicenda del porto di Churchill — impedisce a queste opportunità di tradursi in benefici concreti. Giaietto dedica ampio spazio anche al ruolo crescente delle comunità indigene — Inuit, Dene, Métis — nella governance del territorio.

La condanna geografica

Con La condanna geografica, Marco Dordoni racconta invece la Norvegia: attraverso il caso dell’arcipelago delle Svalbard, disciplinato dal Trattato del 1920, il capitolo mostra come la posizione geografica del Paese — a cavallo tra vocazione marittima e confine russo — rappresenti al tempo stesso un vantaggio strategico e una vulnerabilità, oggi riacutizzata dalla guerra in Ucraina e dall’instabilità della leadership americana.

Le politiche ambientali artico-europee

Il quinto capitolo, Le politiche ambientali artico-europee di Alexandra Middleton, guarda alla Finlandia e al suo ambizioso piano di neutralità carbonica entro il 2035 — quindici anni prima della scadenza fissata dall’Unione Europea — ma non nasconde le crepe di questo modello: nel 2024 la Corte Suprema finlandese ha respinto un ricorso presentato da diverse associazioni ambientaliste, secondo cui il governo non starebbe rispettando i propri stessi obiettivi climatici.

L’energia dell’Artico

Si passa poi alla Russia con L’energia dell’Artico di Andrea Alberti, che descrive come Mosca abbia fatto della regione il fulcro della propria strategia energetica dopo le sanzioni occidentali: progetti come il gasdotto Forza della Siberia e i terminali di gas naturale liquefatto Jamal LNG e Arctic LNG 2 vengono presentati come tasselli di un più ampio riposizionamento verso i mercati asiatici, in particolare quello cinese, per aggirare l’isolamento dai mercati europei.

La Terra Artica senza Popoli Indigeni

Il settimo capitolo, La Terra Artica senza Popoli Indigeni di Silvia Iacuone, racconta la trasformazione dell’Islanda, da colonia danese isolata a Stato pienamente sovrano — l’indipendenza arriva nel 1944 — passando per l’occupazione militare anglo-americana durante la Seconda guerra mondiale, che accelerò bruscamente il processo di urbanizzazione e modernizzazione del Paese.

Un Klondike scandinavo

L’ottavo capitolo, Un Klondike scandinavo, firmato a più mani da Elena Repman, Marco Ricceri e Mario Risso, parte da un episodio quasi dimenticato — la crisi diplomatica sino-giapponese del 2010 legata alle isole Senkaku/Diaoyu — che rivelò la dipendenza mondiale dalle terre rare cinesi, all’epoca pari al 97% dell’offerta globale. Da qui gli autori si spostano sul giacimento svedese di Kiruna, oggi al centro della corsa occidentale per conquistare una maggiore autonomia da Pechino in questo settore strategico.

Le ambizioni polari dei paesi Osservatori asiatici

Chiude il volume Le ambizioni polari dei paesi Osservatori asiatici di Anna Ivanova, dedicato a Cina, Giappone e Corea del Sud, e al dibattito, tutt’altro che risolto, sull’Artico come possibile “bene comune dell’umanità”. Ivanova mostra come, dopo la sospensione della cooperazione con la Russia decisa nel 2022, questi attori non artici abbiano progressivamente guadagnato peso nei settori scientifici e operativi rimasti più aperti alla collaborazione internazionale.

Il progetto porta la firma di due giovani ricercatori che lavorano fianco a fianco all’interno della SIOI, entrambi profondamente specializzati in studi artici.

Chi sono gli autori

Sono Alessandra Caruso e Giacomo Di Capua. Lei alla guida della ricerca artica della SIOI da un decennio; lui, con un percorso costruito tra Dublino, New York e le Nazioni Unite. Due traiettorie diverse che si incontrano nella stessa passione per una regione che, come amano ripetere, non è mai stata davvero “terra di nessuno”.

Alessandra Caruso è Direttrice dell’Unità Analisi e Ricerca della SIOI. Si è laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma, con una specializzazione in studi artici, e fa parte della SIOI dal 2015, dove si occupa sia delle attività organizzative generali sia dell’unità di ricerca. È lei la responsabile scientifica dell’evento annuale “Arctic Connections”, la conferenza da cui è nato proprio questo libro. Il suo percorso di formazione comprende anche un Master di II livello in “Geopolitica e Sicurezza Globale”, conseguito sempre alla Sapienza, e un Master in Geopolitica delle Risorse, Sviluppo Sostenibile e Studi Artici, ottenuto presso la stessa SIOI.

Giacomo Di Capua è analista di ricerca nell’Unità Analisi e Ricerca della SIOI, con un percorso più recente ma già fortemente internazionale. È stato ricercatore presso il Politecnico di Dublino e Giovane Delegato della Repubblica Italiana alle Nazioni Unite, in occasione della 78ª Assemblea Generale (UNGA78). È inoltre Environment Fellow presso la School of International and Public Affairs della Columbia University, a New York. Laureato in Relazioni Internazionali ed Economia Aziendale, con una specializzazione in Geopolitica delle Risorse, Sviluppo Sostenibile e Studi Artici, è autore di report e articoli sulla geopolitica dell’Artico, sulla diplomazia multilaterale dei cambiamenti climatici e sulla prevenzione delle crisi, scritti per organizzazioni come la stessa SIOI, l’United Nations Development Programme e Diplomatic Courier.

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