Un locale delizioso per un pranzo tipico catalano in pieno centro. Lo abbiamo provato per voi in occasione della nave dei libri per Barcellona, nel giorno di Pasquetta, alla vigilia della grande festa di San Giorgio. Il nome fa appello a due pilastri della cultura spagnola: il sidro e il vermut.

La sidreria è un locale tradizionale delle regioni del nord della Spagna — Paesi Baschi e Asturie soprattutto — dove si serve il sidro, la bevanda fermentata di mele. La caratteristica più scenografica è il modo in cui viene versato: dall’alto, con il braccio sollevato e il bicchiere tenuto in basso, per ossigenare il liquido e creare la tipica spuma. Si chiama escanciado. Il sidro basco è secco, poco dolce, leggermente acido — molto diverso dal sidro anglosassone. Nelle sidrerie tradizionali si mangia anche, di solito con menu fissi a base di baccalà, bistecca e formaggi.

La vermuteria è invece il locale dedicato al vermouth, più tipico della cultura barcellonese e catalana. È il posto del vermut de diumenge — il vermut della domenica — che è quasi un rito sociale: ci si trova a metà mattina o prima di pranzo, si beve un calice di vermouth rosso (spesso della casa, da botte) con olive, acciughe e patatine, si chiacchiera senza fretta. L’atmosfera è quella della bodega di quartiere: azulejos alle pareti, botti di legno, luci calde. Non si va per sbronzarsi, si va per rallentare.

Le due cose che li accomunano sono il fatto di essere locali con una forte identità culturale locale — non bar generici — e l’idea che la bevanda sia un pretesto per stare bene in compagnia.

Ovviamente, non possono mancare le tapas. Ci sono le classiche, come le patatas bravas che sono le più facili da identificare: cubetti di patata fritta con due salse, una piccante (la brava) e una all’aglio (l’aioli). Ogni bar ha la sua ricetta segreta per la salsa. Le croquetas, crocchette panate e fritte, morbide dentro — la farcia classica è besciamella al jamón ibérico o al bacalà. Si riconoscono dalla forma ovale e dal colore dorato. La tortilla española è la frittata di patate e cipolla, servita a fette o in piccoli quadretti. I barcellonesi la vogliono babbosa — morbida e quasi cremosa al centro. Il pan con tomate (pa amb tomàquet in catalano) è pane tostato strofinato con pomodoro e olio. Non è una tapa in senso stretto ma accompagna tutto.

Poi ci sono le tapas di mare: le gambas al ajillo sono gamberi in padella con aglio, olio e peperoncino, serviti ancora sfrigolanti nel tegamino di terracotta. Le anchoas sono acciughe sott’olio, quasi sempre del Mar Cantabrico — intense e salate, si servono su pane o da sole. Le mejillones sono cozze, spesso in salsa escabèche (marinata agrodolce con aceto e spezie) o al vapore.

E tapas di carne: il jamón ibérico è il prosciutto di maiale iberico stagionato, servito in fette sottilissime. Quello de bellota (di ghianda) è il top. Le albóndigas sono polpette di carne in salsa di pomodoro, tipiche e sostanziose. Il chorizo al vino è il salame piccante cotto nel vino rosso — lo riconosci dal colore rosso intenso e dall’odore di paprika.

Come orientarsi al bancone? Quando entri in un bar di tapas, la regola pratica è guardare cosa hanno già esposto sul banco — spesso le tapas del giorno sono lì in bella vista. Se non capisci cosa sono, basta indicare. Nessuno si offende, anzi è quasi atteso dai turisti. L’importante è non avere fretta: le tapas si ordinano un po’ alla volta, non tutto insieme come in un ristorante normale

Testo e foto di redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it

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