Camminando per le stradine di Malta è facile imbattersi in angoli di storia che la frenesia del turismo moderno rischia di far passare inosservati. È quanto accaduto ieri pomeriggio a La Valletta dove queste fotografie sono state scattate davanti a un’edicola votiva che racconta secoli di fede popolare e devozione cattolica.
Per capire perché a Malta le indulgenze erano ovunque — sulle facciate delle chiese, nelle edicole stradali, nelle cappelle private — bisogna ricordare quanto profondamente cattolica sia questa isola. Malta è una delle nazioni più cattoliche d’Europa, con 370.000 battezzati e oltre 370 chiese distribuite tra Malta, Gozo e Comino.
La chiesa parrocchiale è il centro architettonico e geografico di ogni città e villaggio maltese, e la vita religiosa ha sempre permeato ogni aspetto del quotidiano. In questo contesto, le edicole votive con decreto di indulgenza non erano ornamenti decorativi, ma strumenti concreti di vita spirituale: ogni passante poteva, fermandosi trenta secondi in strada, guadagnare una grazia spirituale..

San Giuseppe
La statua in pietra calcarea — il tipico franka ħamra maltese — raffigura San Giuseppe. Il santo è rappresentato nell’iconografia classica: avvolto in un mantello fluente, con un’aureola circolare e una croce, in un atteggiamento di raccoglimento e preghiera. La scultura è incastonata in una nicchia ricavata nel muro di un edificio, secondo una tradizione antichissima sull’isola, dove i santi protettori presidiano gli angoli delle strade e le facciate delle case.

Affascinante è il testo inciso sulla base della struttura, leggibile nella seconda fotografia. La lapide recita, in italiano — lingua liturgica e amministrativa della Chiesa a Malta per secoli: Indulgenza di cento giorni toties quoties a chi recita davanti a questo simulacro: Sancte Joseph, ora pro nobis. Decreto di Mons. Mauro Caruana — 22 marzo 1921
Si tratta di un decreto di indulgenza firmato da Monsignor Mauro Caruana, che fu Vescovo di Malta dal 1915 al 1943, figura centrale nella storia religiosa e anche politica dell’isola durante il difficile periodo delle due guerre mondiali
L’espressione latina toties quoties significa “ogni volta che”, indicando che l’indulgenza di cento giorni poteva essere guadagnata ogni volta che un fedele si fermava a recitare la breve invocazione “Sancte Joseph, ora pro nobis” — “San Giuseppe, prega per noi” — davanti a questa immagine sacra.
Il termine simulacro, oggi desueto in italiano corrente, era allora d’uso comune per indicare una statua o immagine sacra oggetto di venerazione.
Un documento di storia viva
Ciò che rende questa edicola straordinaria non è solo la sua bellezza artistica, ma la sua funzione di documento storico a cielo aperto. Il decreto del 1921 ci parla di una Chiesa che governava la vita spirituale quotidiana dei maltesi attraverso strumenti concreti e radicati nella devozione popolare. La cassetta metallica visibile sotto la lapide — una fessura per offerte ormai arrugginita — testimonia come questo angolo di strada fosse un luogo vivo di preghiera e comunità.
A oltre cento anni dal decreto, la statua è ancora lì, sotto il sole di aprile, silenziosa testimone di una Malta che sa conservare la propria identità più profonda anche nell’era dei social media e del turismo di massa.
Non chiunque poteva proclamare un’indulgenza. La Penitenzieria Apostolica e il Papa sono le autorità competenti per concedere e regolamentare le indulgenze. A livello locale, i vescovi potevano concedere indulgenze minori per le loro diocesi, ed èesattamente ciò che fece Monsignor Mauro Caruana con il decreto del 22 marzo 1921 per l’edicola di San Giuseppe a San Pawl il-Baħar.
Caruana fu una figura straordinaria: guidò la Chiesa maltese per quasi trent’anni, dal 1915 al 1943, attraverso la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e lasciò tracce indelebili nella vita religiosa dell’isola. Ogni edicola con il suo decreto è anche un piccolo monumento alla sua autorità pastorale.

Quanti tipi di indulgenze esistevano, ci chiedete. Si dividevano in due tipi principali:
Indulgenza plenaria — cancella completamente tutta la pena temporale.
Indulgenza parziale — ne riduce una parte. E qui entrano in gioco i famosi “giorni”: “cento giorni di indulgenza” non significava guadagnare cento giorni in meno di Purgatorio nel senso letterale, ma corrispondeva simbolicamente alla remissione equivalente a cento giorni di penitenza canonica pubblica, una pratica antica della Chiesa primitiva.

Ad oltre cento anni dal decreto, la statua è ancora lì, sotto il sole di aprile, silenziosa testimone di una Malta che sa conservare la propria identità più profonda anche nell’era dei social media e del turismo di massa.
Malta non è solo spiagge e storia militare. È un’isola dove la pietra parla di fede, e basta alzare gli occhi per capirlo.
Chi passa, si fermi un momento. Ne vale la pena..









