Mi trovavo a Madrid, in un caffè vicino al Ministero dell’Industria, del Commercio e del Turismo, quando ho letto per la prima volta il documento della Strategia Spagnola per il Turismo Sostenibile 2030. Ottantatré pagine di analisi, obiettivi, indicatori. Un piano ambizioso per trasformare il paese che ha fatto del turismo la sua fortuna in qualcosa di diverso, di più responsabile, di più duraturo.

Ho ripensato alle mie conversazioni con i pescatori di Cadice, con gli albergatori di Maiorca, con i giovani di Barcellona che manifestavano contro il turismo di massa. E mi sono chiesta: può un documento governativo cambiare davvero la realtà? O è solo l’ennesima dichiarazione di buone intenzioni? Ho deciso di scoprirlo viaggiando, come ho sempre fatto. Non attraverso le statistiche, ma attraverso i volti e le storie.

Gestire il successo

La Spagna ha un problema che è anche il suo successo: ottantacinque milioni di turisti all’anno in un paese di quarantasette milioni di abitanti. Prima della pandemia, nel 2019, il turismo rappresentava il 12,4% del PIL spagnolo. La Strategia 2030 nasce da questa consapevolezza. È stata presentata ufficialmente nel 2019, poco prima che il Covid fermasse il mondo e ci costringesse tutti a ripensare cosa significhi viaggiare. Il documento è onesto nel diagnosticare i mali: la concentrazione spaziale e temporale dei flussi turistici, l’impatto ambientale, la gentrificazione, la banalizzazione dell’identità culturale.

Ma è nelle soluzioni che il documento diventa interessante. Non parla di ridurre il turismo – sarebbe economicamente impossibile e politicamente suicida – ma di trasformarlo. Quattro pilastri: sostenibilità socioeconomica, sostenibilità ambientale, sostenibilità del modello turistico, e competitività. Le priorità della strategia 2030 sono ben chiare: decentralizzare il turismo dalle coste alle aree interne, in modo da ridurre la pressione sulle località turistiche più popolari, come Barcellona, Madrid e le Isole Baleari. L’idea è quella di promuovere il turismo nelle regioni interne, come ad esempio nelle Terre della Castiglia o nei piccoli villaggi della Galizia, dove il turismo sostenibile può contribuire a stimolare l’economia locale senza danneggiare l’ambiente.

Destagionalizzare tutto l’anno, diversificare l’offerta, digitalizzare per gestire meglio risorse e afflussi: la big data analysis e l’intelligenza artificiale saranno strumenti chiave per prevedere e gestire la domanda turistica, evitando sovraffollamenti e ottimizzando l’uso delle infrastrutture. Questo include l’uso di applicazioni per ottimizzare la gestione delle risorse, la digitalizzazione dei servizi turistici e l’adozione di tecnologie intelligenti per il monitoraggio del flusso turistico e la riduzione dell’impatto ambientale.

E, ovviamente, puntare tutto sulla sostenibilità ambientale, dato che il primo obiettivo della strategia è ridurre l’impatto ambientale del turismo. Come? Implementando pratiche ecologiche in tutte le sue destinazioni turistiche, dal risparmio energetico al trattamento dei rifiuti, dalla protezione della biodiversità alla promozione di forme di trasporto sostenibile. Le politiche prevedono il miglioramento della mobilità verde (come il trasporto pubblico ecologico e la mobilità ciclabile), la gestione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni di carbonio legate al turismo, regolamentare gli alloggi turistici e proteggere i residenti.

La Strategia 2030 punta ad un turismo non solo più ecologico, ma anche più sociale ed inclusivo. Le politiche mirano a garantire che i benefici economici del turismo siano distribuiti equamente, favorendo le piccole imprese e i comunità locali. La strategia si impegna a valorizzare le tradizioni locali, offrendo un turismo che rispetti le identità culturali e favorisca un’interazione autentica tra turisti e residenti.

Entro il 2030, la Spagna punta a:
♻️ 50% delle destinazioni con strategie sostenibili attive
🌎 Essere leader UE per qualità e innovazione turistica
👨‍👩‍👧 Turismo equo e accessibile per residenti e viaggiatori
📉 Ridurre l’impronta ambientale del settore di almeno il 25%
🌍 Far diventare il turismo uno strumento di rigenerazione territoriale

La destagionalizzazione, un sogno antico

A San Sebastián, a novembre, ho parlato con la proprietaria di un piccolo hotel nel quartiere di Gros. Mi ha raccontato di come la strategia regionale basca, allineata alla nazionale, stia incentivando l’apertura invernale degli alberghi. “Prima chiudevo da ottobre a marzo,” mi ha detto. “Adesso resto aperta. Vengono per la gastronomia, per i musei, per camminare sul Monte Igueldo quando piove.”

La destagionalizzazione è uno degli obiettivi centrali della Strategia 2030. Non più solo sole e spiaggia d’estate, ma turismo culturale, gastronomico, attivo tutto l’anno. Ho visto i risultati nelle città dell’interno: Toledo, Salamanca, Granada. Turismi che si distribuiscono nei mesi, che alleggeriscono la pressione sui luoghi iconici, che permettono ai residenti di respirare.

La rivoluzione digitale e la formazione

Nelle Asturie, in un piccolo parador convertito in centro di formazione turistica, ho incontrato giovani che studiavano “turismo sostenibile e digitale”. La Strategia 2030 prevede un investimento massiccio nella formazione: non più solo camerieri e receptionist, ma professionisti capaci di gestire la sostenibilità come un asset. Mi hanno mostrato le app che stavano sviluppando: sistemi per misurare l’impronta carbonica di un soggiorno, piattaforme per distribuire i flussi turistici in tempo reale, database di fornitori locali certificati. La digitalizzazione qui non è fine a se stessa, ma strumento di sostenibilità.

“La Spagna ha perso il treno della prima rivoluzione digitale,” mi ha detto il direttore del centro. “Con questa strategia vogliamo essere leader nella seconda: quella che mette la tecnologia al servizio dell’ambiente e delle comunità.”

Il dilemma delle destinazioni mature

Maiorca è il laboratorio perfetto per capire le contraddizioni della Strategia 2030. L’isola ha già implementato molte delle misure previste: la tassa turistica che finanzia progetti di sostenibilità, i limiti alle navi da crociera, la riqualificazione delle zone turistiche degradate come Magaluf.

Ho camminato lungo Platja de Palma, dove stanno demolendo vecchi hotel per creare spazi verdi e zone pedonali. Il progetto è parte del “Plan de reconversión integral”, perfettamente allineato alla strategia nazionale. Sulla carta è magnifico: meno cemento, più verde, sostenibilità.

L’economia circolare e i fornitori locali

In Galizia, nella Ribeira Sacra, ho trovato forse l’esempio più bello di quello che la Strategia 2030 chiama “economia circolare nel turismo”. Un gruppo di piccoli hotel rurali, cantine, ristoranti e produttori locali si sono organizzati in una rete. Il pesce arriva dai pescatori della costa, il vino dalle cantine a vista, la verdura dagli orti del fondovalle.

“Il governo ci ha dato incentivi fiscali per acquistare locale,” mi ha spiegato il proprietario di un’aldea riconvertita in albergo diffuso. “Ma più che gli incentivi, conta la consapevolezza. I turisti che vengono qui vogliono autenticità. E l’autenticità costa meno quando è vera.”

Ho mangiato in quei ristoranti. Polpo fresco, vino Ribeira Sacra, pane fatto in casa. Ogni piatto raccontava il territorio, e il territorio restava vivo grazie al turismo. Un circolo virtuoso che la Strategia vuole replicare in tutta la Spagna.

La governance

Ma è stato a Valencia, parlando con funzionari regionali e comunali, che ho capito la complessità della Strategia 2030: la governance frammentata. La Spagna ha diciassette comunità autonome, ciascuna con le proprie competenze in materia di turismo. La strategia nazionale è una cornice, ma l’implementazione è locale. E ogni località ha le sue priorità. La Catalogna spinge sull’innovazione tecnologica, l’Andalusia sul patrimonio culturale, le Canarie sulla natura.

Un aspetto fondamentale della strategia è il coinvolgimento delle autorità locali e regionali. Ogni territorio ha un ruolo attivo nella creazione di politiche turistiche locali che rispecchiano le specificità e le esigenze di ciascuna area. Le politiche sono quindi personalizzate in base al tipo di ambiente, alla tradizione culturale e alle risorse disponibili, rispettando il principio della governance territoriale.

I numeri e le anime

La Strategia 2030 ha obiettivi misurabili: ridurre del 40% le emissioni di gas serra del settore turistico, aumentare del 20% il turismo nelle destinazioni rurali, formare 200.000 professionisti in sostenibilità. Numeri precisi, audaci. Ma viaggiando ho capito che la vera sfida è un’altra: cambiare la mentalità. Sessant’anni di turismo di massa hanno creato una cultura del “più è meglio”: più turisti, più posti letto, più ristoranti. La Strategia 2030 chiede l’opposto: meno turisti ma che restano più a lungo, che spendono di più, che rispettano di più.

È una rivoluzione culturale, non solo economica. E le rivoluzioni culturali richiedono tempo.

  • El Hierro (Canarie): 100% energia rinnovabile
  • Formentera (Baleari): numero chiuso di veicoli + tassa ecoturismo
  • Cammini di Santiago: turismo lento e rigenerativo
  • Vie Verdi: ferrovie dismesse trasformate in ciclabili
  • Sierra de Grazalema: turismo rurale e valorizzazione del patrimonio

La lezione della pandemia

Sono tornata a Madrid nel 2024, cinque anni dopo la presentazione della Strategia. Ho rivisto alcuni dei luoghi che avevo visitato. La pandemia ha accelerato certi processi – la digitalizzazione soprattutto – e rallentato altri. La fame di turismo post-Covid ha tentato molti di tornare ai vecchi modelli, più redditizi nel breve termine. Giovani imprenditori che aprono ostelli carbon-neutral. Comuni che investono nella mobilità sostenibile. Turisti – sempre più – che scelgono in base a criteri etici. La crescita del turismo è stata così massiccia che la risposta, per tutti, è nell’obiettivo centrale della Strategia 2030: fare della Spagna una destinazione turistica leader nel mondo per sostenibilità, qualità e inclusività entro il 2030.

Accessibilità e certificazioni ecologiche

La Spagna ha introdotto un sistema di certificazioni ecologiche per le strutture turistiche, incentivando gli hotel, i ristoranti e le agenzie di viaggio a migliorare la loro efficienza energetica, la gestione dell’acqua e la riduzione dei rifiuti. Il programma di certificazione include anche il turismo rurale e le attività all’aria aperta, come il cicloturismo e l’ecoturismo.

La Strategia 2030 non si limita all’aspetto ecologico, ma abbraccia anche il concetto di turismo accessibile e inclusivo. Ciò significa che le politiche devono garantire che tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità fisiche, possano accedere alle stesse esperienze turistiche. La promozione di turismo per tutti, inclusi i disabili e le persone anziane, è un obiettivo primario, con l’introduzione di servizi turistici più accessibili in tutta la Spagna.

Un modello per gli altri Paesi

E’quindi evidente che la Strategia Spagnola per il Turismo Sostenibile 2030 non è solo un piano per migliorare l’industria turistica, ma un modello per altre nazioni che desiderano un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente. La Spagna sta dimostrando che è possibile raggiungere un equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità. Se attuata con successo, questa strategia potrebbe diventare una delle principali risorse per l’industria turistica globale, in grado di garantire benefici a lungo termine per tutti gli attori coinvolti: dalle comunità locali ai turisti, passando per l’ambiente stesso.

La Strategia 2030 rappresenta una visione a lungo termine per un settore che, se ben gestito, può contribuire non solo all’economia ma anche alla sostenibilità sociale e ambientale. Una Spagna più verde, più giusta e più consapevole è un’opportunità che, con il giusto impegno, è già in corso di realizzazione.

📌 Strumento🔍 Descrizione
PRTR (Piano Ripresa EU)Oltre 3,9 miliardi € per modernizzazione del settore
PSTD (Piani Sostenibilità Turistica in Destinazione)Progetti locali con impatto ambientale e sociale positivo
FOCIT (Fondo statale per la competitività)Prestiti agevolati a imprese turistiche sostenibili
Smart TourismDigitalizzazione, dati, gestione intelligente dei flussi
CertificazioniBiosphere, Q de Calidad, Bandiera Blu, Destinos Turísticos Inteligentes

Monitoraggio e dati

Un altro aspetto fondamentale della strategia è la misurazione dell’impatto delle politiche adottate. Attraverso indicatori chiave e un sistema di monitoraggio, il governo spagnolo si impegna a valutare i progressi e apportare eventuali aggiustamenti. Ciò include il monitoraggio delle emissioni di CO2, il livello di sostenibilità ambientale delle strutture turistiche e la soddisfazione dei visitatori.

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