La Spagna è oggi uno dei paesi europei più avanzati nel trasformare il turismo in una leva di sostenibilità e rigenerazione territoriale. L’Italia ha un immenso potenziale – tra cultura, natura, borghi, enogastronomia – ma senza una visione strategica unitaria, rischia di restare un gigante addormentato.
Sono interrogativi che mi porto dietro da quando ho cominciato a viaggiare tra questi due paesi che si specchiano nel Mediterraneo come due fratelli diversi, ognuno con le proprie cicatrici e le proprie speranze. La Spagna ha seicentoventuno bandiere blu. L’Italia ne ha poco più di quattrocento. I numeri sembrano parlare chiaro: la Spagna ha vinto. Ma i numeri, lo so bene dopo una vita passata a interrogarli, raccontano solo una parte della storia.
La Spagna ha fatto una scelta chiara negli anni Sessanta: il turismo come industria nazionale. Ha costruito, pianificato, standardizzato. La Costa del Sol, la Costa Brava, Benidorm: cattedrali del turismo di massa, con le loro virtù e i loro peccati. E poi, negli anni Novanta, la conversione: sostenibilità, certificazioni, controlli. Le bandiere blu come redenzione.
L’Italia ha sempre avuto un rapporto più… come dire… più complicato con il proprio mare. Più intimo e insieme più trascurato. Abbiamo costruito dove non avremmo dovuto, abbiamo inquinato, abbiamo speculato. Ma abbiamo anche mantenuto quella frammentazione, quella diversità che rende ogni tratto di costa una storia diversa.
Due modelli a confronto
Ho camminato lungo la spiaggia di Zahara de los Atunes, in Andalusia, e poi, settimane dopo, sulla spiaggia di Pollica, nel Cilento. Due bandiere blu, due mondi diversi.
Zahara è efficienza: docce funzionanti, cestini svuotati ogni giorno, bagnini professionali, cartelli informativi sulla flora e fauna locale. Il Comune investe, controlla, certifica. Il turista sa cosa aspettarsi. La Spagna ha capito che la sostenibilità può essere un marchio, un brand. E lo usa bene.
Pollica è poesia e caos insieme. Sì, c’è la bandiera blu, ma c’è anche il vecchio pescatore che ti porta a vedere la posidonia, c’è la trattoria familiare dove il pescato del giorno arriva davvero dal mare di fronte, c’è il sindaco che conosce per nome ogni abitante. La sostenibilità qui non è un protocollo: è un modo di vivere che affonda le radici nei secoli.
Le differenze che contano
In Spagna ho visto il turismo sostenibile come sistema. Prendiamo le Isole Baleari: hanno imposto una tassa di soggiorno destinata proprio alla sostenibilità ambientale. Hanno limitato le navi da crociera a Palma. Hanno creato riserve marine dove la pesca è vietata e il mare si sta rigenerando. È sostenibilità dall’alto, pianificata, gestita. Funziona.
In Italia ho visto la sostenibilità come resistenza. Le piccole isole – Giglio, Ustica, Favignana – che lottano per non essere travolte dal turismo mordi e fuggi. I borghi marinari della Puglia che si organizzano in cooperative per gestire l’accesso alle calette. È sostenibilità dal basso, spontanea, fragile. A volte funziona, a volte no.
Il prezzo del successo
A Barcellona, sulla Barceloneta, ho visto i cartelli: “Tourists go home”. A Venezia – che non è sul mare ma potrebbe essere la metafora perfetta – ho visto la stessa cosa portata all’estremo. La sostenibilità arriva sempre troppo tardi, quando la città ha già perso la sua anima. Eppure, viaggiando tra questi due paesi, ho visto anche i segnali di una convergenza. La Spagna che riscopre il valore della piccola scala: i pueblos blancos dell’Andalusia che investono nel turismo rurale, le cooperative di pescatori della Galizia che offrono turismo esperienziale. L’Italia che impara a organizzarsi: la Sardegna che limita l’accesso a certe spiagge, la Sicilia che investe nelle certificazioni ambientali.
Ho parlato con un assessore a San Sebastián e uno a Polignano a Mare. Entrambi di media età, entrambi ossessionati dalla stessa domanda: come salvare questi luoghi senza ucciderli? Come condividere la bellezza senza consumarla? Le loro risposte erano diverse nei dettagli ma identiche nella sostanza: limiti ai visitatori, investimenti nella destagionalizzazione, coinvolgimento delle comunità locali, educazione ambientale. La sostenibilità come unica via possibile.
Abbiamo bisogno di imparare gli uni dagli altri, questi due paesi mediterranei che hanno tanto in comune e tanto da insegnarsi. Perché il mare non guarda le bandiere – né quelle blu né quelle nazionali. Il mare chiede solo rispetto. E forse, alla fine, è questo l’unico modello di sostenibilità che conta: quello che mette il mare, e non il turista, al centro di tutto.
Le bandiere blu sventolano su entrambe le coste. Ma è quello che facciamo quando nessuno le guarda che determinerà il futuro di questi luoghi benedetti. Spagna e Italia, sorelle mediterranee, hanno ancora tempo per scrivere insieme una storia diversa. Una storia dove la bellezza non viene consumata, ma custodita.
La strategia nazionale, confronto tra Spagna e Italia
| Aspetto | Spagna 🇪🇸 | Italia 🇮🇹 |
|---|---|---|
| Piano strategico nazionale | ✔️ Strategia di Turismo Sostenibile 2030, integrata nel PRTR e nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) | ❌ Nessun piano nazionale unico dedicato. Il turismo sostenibile è citato nel PNRR e in alcuni documenti settoriali (Piano strategico del turismo 2017-2022), ma senza una roadmap chiara e coordinata |
| Governo centrale | Ruolo molto attivo e coordinato (Ministero dell’Industria e del Turismo) | Meno incisivo. Le competenze turistiche sono regionali e spesso il governo centrale ha funzione di indirizzo generale |
| Visione di lungo periodo | ✔️ Al 2030, con obiettivi misurabili | ❌ Azioni più frammentate, senza un orizzonte unico condiviso |
Principi e obiettivi
| Tema | Spagna | Italia |
|---|---|---|
| Decentramento | Promuove il turismo interno e rurale per ridurre la pressione su zone sovraffollate (es. Barcellona, Baleari) | Inizia ora a parlare di “borghi”, “cammini”, “destagionalizzazione”, ma il turismo resta ancora molto concentrato su poche mete (Roma, Firenze, Venezia) |
| Destagionalizzazione | Obiettivo dichiarato nella strategia | Obiettivo implicito, non sempre perseguito con azioni concrete |
| Sostenibilità ambientale | Integrata con incentivi, fondi, indicatori, certificazioni | Citata ma poco strutturata; molte buone pratiche locali (es. Aree protette, cammini), ma assenza di standard nazionali |
Strumenti operativi
| Strumento | Spagna | Italia |
|---|---|---|
| Fondi dedicati | ✔️ 3,9 miliardi € nel Componente 14 del PRTR | ✔️ PNRR finanzia alcune iniziative (es. borghi, digitalizzazione), ma non tutto è destinato al turismo sostenibile |
| Certificazioni nazionali | ✔️ Biosphere, Q de Calidad, sistemi di indicatori ambientali | ❌ Nessun sistema nazionale di certificazione. Iniziative private (es. Legambiente, Bandiera Arancione TCI) |
| Piani locali (PSTD) | ✔️ Piani di Sostenibilità Turistica in Destinazione, co-finanziati e monitorati | ❌ Ogni regione/autonomia fa da sé, con progetti spesso slegati |
Buone pratiche a confronto
| Esempi | Spagna | Italia |
|---|---|---|
| Cammini | Cammino di Santiago, vie verdi, trekking nelle Canarie e Galizia | Cammino di San Francesco, Via Francigena, Sentiero Italia: molto diffusi ma spesso senza regia nazionale |
| Isole sostenibili | El Hierro (energia rinnovabile al 100%), Formentera (tassa ambientale) | Isole minori italiane iniziano a investire (es. Procida Capitale della Cultura 2022), ma con risorse limitate |
| Turismo rurale | Incentivato con fondi e piani regionali | Crescente interesse, ma ancora sottovalutato nei piani turistici ufficiali |
Sfide comuni, risposte diverse
| Sfida | Spagna | Italia |
|---|---|---|
| Sovraffollamento | Gestito con limiti ai flussi, incentivi alla diversificazione | Problema acuto in molte città d’arte, misure ancora deboli |
| Spopolamento rurale | Il turismo è usato come leva di rivitalizzazione dei borghi | Anche in Italia c’è attenzione, ma mancano politiche strutturate e durature |
| Regolazione affitti turistici (Airbnb, ecc.) | Discussione avanzata, norme già attive in alcune città | Tema molto critico, ancora irrisolto |
| Clima e risorse naturali | Investimenti in desalinizzazione, energia rinnovabile, smart destination | Frammentarietà, mancanza di una strategia turistica sul cambiamento climatico |
Nel complesso:
| 🏁 Aspetto | Spagna | Italia |
|---|---|---|
| Strategia chiara | ✅ Sì, nazionale, integrata e finanziata | ❌ No, approccio frammentato |
| Fondi e strumenti | ✅ Abbondanti e mirati | ⚠️ Disponibili ma poco coordinati |
| Regia nazionale | ✅ Forte e inclusiva | ❌ Debole, troppo delegata alle regioni |
| Innovazione digitale | ✅ Parte centrale della strategia | ⚠️ Presente ma non sistemica |
| Coinvolgimento comunità | ✅ Inclusione attiva nei progetti | ⚠️ Dipende molto dal territorio |
| Leadership sostenibile in Europa | ✅ In crescita costante | ⚠️ Da costruire, grande potenziale non ancora espresso |









