Nel 1986, uno scrittore italiano immaginò l’anno 1994 e ci mise dentro un potere corrotto, una macchinazione nucleare e la fine di un sistema politico. Quello che nessuno poteva sapere è che, di lì a pochi anni, sarebbe arrivata davvero Tangentopoli. Il libro si intitola “Millenovecentonovantaquattro”, di Sergio Turone, tornato in libreria dopo quarant’anni grazie ad Arcadia Edizioni.

Sergio Turone

Sergio Turone è nato il 10 giugno 1930 ed è morto il 10 novembre 1995. Giornalista di lungo corso, ha lavorato al Giorno e poi al Messaggero, fino a diventare editorialista di Avvenimenti. È stato anche professore universitario di Storia e metodologia del giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche di Teramo, e nel 1990 fu eletto consigliere regionale in Abruzzo. Uomo di sinistra non dogmatica, conobbe la polemica più feroce quando si schierò con Marco Pannella nelle file radicali — una scelta scomoda, che dice molto della sua indipendenza intellettuale. Questo è il terzo e ultimo volume della sua “Trilogia sul potere”: i primi due, “Corrotti e corruttori” e “Partiti e mafia”, erano saggi d’inchiesta; qui, invece, Turone sceglie la via della finzione narrativa.

La trilogia ripubblicata nel 2026 da Arcadia

Arcadia ha ripubblicato in sequenza l’intera trilogia nel corso del 2026, a quarant’anni dalla prima uscita.

Il titolo è un esplicito omaggio a “1984” di George Orwell. Siamo nel 1984, e Ludovico, uno studente universitario di ventun anni, figlio del direttore del quotidiano “Il Gazzettone”, scopre dal padre l’esistenza di una congiura nucleare ordita contro la popolazione mondiale: il “Progetto Gran Sasso”. Il romanzo mescola fantapolitica, satira e geopolitica della Guerra Fredda, con un espediente narrativo curioso: un messaggio che arriva dal futuro al passato, creando un cortocircuito temporale che regge tutta la struttura del racconto. Il tono è lucido, beffardo, grottesco, ma sempre ancorato alla plausibilità storica — una commedia umana e politica dove ogni figura incarna un vizio strutturale della macchina pubblica. Il libro vinse nel 1996 il Premio Forte dei Marmi per la satira politica.

Il dato più sorprendente: scritto nel 1986, il romanzo anticipa quasi profeticamente il crollo della Prima Repubblica, arrivato solo pochi anni dopo con Tangentopoli.

Un libro che oggi si legge due volte: come satira di un’epoca che è già stata, e come specchio inquietante di quanto poco, in fondo, certe dinamiche di potere siano davvero cambiate.

Guarda la puntata di Radio Libertà in cui abbiamo parlato di questo libro: