Fresco di stampa, un libro che racconta una vita a cavallo tra due mondi che raramente si incontrano: la scienza pura e la politica. Il titolo è “La mia vita scientifica”, un’intervista di Santo Strati a Giuseppe Nisticò, pubblicata da Mediabooks.

Decifrare i segreti del cervello. Uno degli italiani che più hanno avuto successo in questa impresa è calabrese, si chiama Giuseppe Nisticò, ed è al centro di un libro che si legge come un romanzo ma racconta fatti veri: “La mia vita scientifica”, l’intervista che Santo Strati gli ha dedicato per Mediabooks.

Di Nisticò, in Calabria, sanno quasi tutti qualcosa: che è stato senatore nel 1994, che ha guidato la Regione dal 1995 al 1998, che è arrivato fino al Parlamento Europeo. Quello che in pochi conoscono è l’altra vita di quest’uomo, quella vissuta nei laboratori, tra neuroni e sinapsi, che lo ha reso uno dei farmacologi più autorevoli al mondo. Questo libro racconta questa parte della sua vita, e lo fa chiedendo direttamente a lui.

Da Cardinale al mondo

Nato a Cardinale, in provincia di Catanzaro, il 16 marzo 1941, Nisticò si forma dai Salesiani e si laurea in Medicina a Napoli nel 1965, col massimo dei voti e la lode, poi la specializzazione in Neuropsichiatria a Modena. Cruciale l’incontro con Preziosi, uno dei massimi esperti nello studio del ruolo dei neurotrasmettitori a livello dell’ipotalamo (a 14 anni Preziosi conseguì la maturità classica con il massimo dei voti; a 20 anni la laurea in medicina e chirurgia e a 29 anni era già direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Sassari; in seguito Preziosi diventò, dal 1990 al 1995 presidente della Società Italiana di Farmacologia).

"Dopo il colloquio con Preziosi rimasi veramente affascinato dalla figura straordinaria di colui che poi diventò il mio Maestro. Noi lo consideravamo quasi un genio, un Pico della Mirandola per la sua straordinaria memoria, ma era anche un uomo moderno di livello internazionale..."

Da lì comincia una carriera durata oltre quarant'anni: da Napoli alla borsa di studio della Nato che lo porta a Londra dal famoso prof Edward Marley già noto in tutto il mondo per la scoperta della sindrome da ipertensione che si verificava nelle persone depresse trattate con gli inibitori delle MAO quando mangiavano formaggio Cheddar.
"Questo era dovuto, come ha scoperto Marley, alla presenza di alte concentrazioni di tiramina nel formaggio, che liberava dai terminali nervosi massive concentrazioni di catecolamine con ipertensione e talora emorragie cerebrali importanti. Con lui abbiamo trascorso una decina di anni di collaborazione scientifica perché quando sono rientrato a Napoli lui ha voluto prendersi un anno sabbatico per continuare le ricerche scientifiche con me a Napoli".

Dopo tre anni di esperienze indimencabili a Londra – dove nel frattempo si era fatto una famiglia ed erano nati i primi due figli Steven e Robert – Giuseppe Nisticò ritorna all’Università di Napoli dove mette in piedi i laboratori di Neurofisiofarmacologia per continuare gli esperimenti iniziati a Londra.

E poi Messina e Catanzaro.

"Nonostante a Messina fossi il Direttore di un istituto bellissimo, ricco di fascino e di interesse storico, con un giardino pieno di alberi e acacie altissime dai fiori viola.. una biblioteca ricca di libri antichi e laboratori enormi, decisi con coraggio di cominciare tutto da zero a Catanzaro, dove ancora non esistevano strutture e laboratori. Così l'amore superò l'interesse, lasciai tutto e con i miei migliori allievi cominciammo tutto daccapo alla nascente Università di Catanzaro!"

Arrivato in Calabria, Nisticò riesce a convincere i politici a comprare Villa Bianca ed a fare una convenzione per i locali dell’ospedale Madonna dei cieli e così riesce a rivoluzionare il mondo universitario e della sanità: fonda e dirige l’istituto di Farmacologia, dà vita alla facoltà di Medicina a Catanzaro e poi a quella di Farmacia di cui è stato il Fondatore e il Preside.

"Così quando qualche anno dopo Renato Dulbecco venne a far visita alla nascente facoltà di Medicina e vide i locali di Farmacologia rimase sbalordito ed ammirato e si complimentò con noi perché eravamo riusciti a creare a Catanzaro, partendo da zero, un ambiente dove si lavorava allo stesso livello di prestigiosi istituti stranieri".

Un percorso, impossibile da riassumere qui, che lo porta a diventare uno dei nomi più citati nella farmacologia internazionale: oltre 350 pubblicazioni scientifiche, 35 volumi di neuroscienze, inviti a parlare nelle università di tutto il mondo.

E se pensate che “Da Cardinale al mondo” sia un titolo esagerato, considerate questo: Nisticò ha portato nel comitato scientifico della Fondazione Dulbecco due Premi Nobel, Aaron Ciechanover e Thomas Südhof, oltre a scienziati come Salvador Moncada e Napoleone Ferrara, i farmacologi clinici più citato al mondo. Con loro ha realizzato a Roma una infrastruttura di eccellenza nel campo delle biotecnologie innovative in terapia per la produzione di anticorpi monoclonali, tecnologie oggi decisive nella lotta contro tumori e malattie neurodegenerative.

Unico rammarico

Unico suo rammarico non aver potuto realizzare a Lamezia Terme il Renato Dulbecco Institute, progetto che Nisticò aveva ideato insieme al Prof. Roberto Crea, considerato il padre delle Biotecnologie a livello internazionale. Nonostante il progetto fosse stato considerato dal Presidente Draghi e dal Ministro del Sud Mara Carfagna uno dei migliori progetti del nostro Paese e nonostante avesse già ottenuto un contributo di oltre otto milioni di euro, per mancanza di volontà da parte della Regione Calabria, purtroppo, non fu possibile realizzarlo. Questo istituto avrebbe permesso di dotare la Calabria di una infrastruttura di eccellenza per la scoperta e lo studio di nuovi prodotti biotecnologici nel trattamento del cancro e di altre malattie incurabili; avrebbe potuto permettere di valorizzare, attraverso la certificazione della qualità e della sicurezza, i prodotti del settore agroalimentare della regione e consentire altresì a centinaia di ricercatori calabresi, affermati nel mondo, di rientrare nella loro terra di origine.

Un sognatore capace di realizzare i sogni

Nel periodo in cui ha diretto l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Catanzaro, Nisticò elabora “Calabria Silicon Valley”: “Un progetto che mirava alla valorizzazione dei cervelli dei giovani calabresi perché ero convinto che se in Calabria nel VI – V secolo a.C. c’era stata la splendida civiltà della Magna Graecia, sicuramente nelle nuove generazioni per via genetica si era trasmesso questo patrimonio immenso di geni e di cervelli. Molti di questi progetti poi furono da me realizzati quando divenni Presidente della Regione Calabria. Insieme a Salvatore Venuta, che era stato Preside e Rettore dell’Università di Catanzaro e al quale è intitolato il campus di Germaneto, abbiamo creato il Policlinico della facoltà di Medicina, uno dei più avanzati al mondo, la Facoltà di Giurisprudenza di Catanzaro e due Facoltà di Farmacia, una a Catanzaro e l’altra a Cosenza. Queste ultime grazie all’aiuto del mio carissimo indimenticabile amico Riccardo Misasi“.

La collaborazione con Salvatore Venuta fu preziosa perché nel ruolo di Presidente della Regione, Nisticò volle fortissimamente realizzare il Policlinico di Germaneto: concesse sui fondi europei un contributo di oltre 400 miliardi di vecchie lire e Venuta organizzò la realizzazione dei laboratori di ricerca, dell’area didattica e di quella clinica della nascente facoltà di Medicina.

I successi e i riconoscimenti internazionali

E infine, dopo sette anni a Messina e sette a Catanzaro, la decisione di trasferirsi a Roma, dove la prima moglie viveva con i bambini. A Tor Vergata i suoi risultati nella ricerca diventano esponenziali, seguendo il ruolo dei neurotrasmettitori nel controllo del comportamento e dell’attività cerebrale. Il suo laboratorio ha contribuito a chiarire il ruolo del nitrossido, una molecola che nel cervello funziona come messaggero tra i neuroni, coinvolta in processi come il potenziamento sinaptico a lungo termine, uno dei meccanismi alla base della memoria stessa. Ha indagato i meccanismi che portano alla morte dei neuroni durante un ictus o l’esposizione a sostanze neurotossiche, cercando strade farmacologiche per proteggerli. Il suo gruppo ha lavorato anche sul Fattore di Crescita Nervoso, la molecola scoperta dalla premio Nobel Rita Levi-Montalcini, esplorando trapianti di cellule capaci di contrastare la malattia di Alzheimer. Per tutto questo, per i suoi studi e le sue scoperte, nel 2018, Nisticò ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, la più alta onorificenza italiana, nella stessa cerimonia in cui la riceveva Ennio Morricone. È stato insignito di numerosissimi premi e riconoscimenti fra cui la laurea ad honorem presso l’Università di Cordoba in Argentina ed ha ricevuto l’Award in Neurosciences presso l’Università della Louisiana, la cittadinanza ad honorem di diverse città e le chiavi della città di Buenos Aires e della città di New Orleans. È stato rappresentante italiano nella Commissione Scientifica del Farmaco (CHMP, EMA, Londra). Inoltre, è stato il Rappresentante del Parlamento Europeo in seno al Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Europea del Farmaco.

Un libro, due vite che si intrecciano

Quello che rende speciale questo volume è proprio l’intreccio: la scienza e la politica non corrono su binari separati, si toccano continuamente. Come si concilia la vita di un ricercatore con quella di un uomo delle istituzioni? Cosa significa portare il rigore del laboratorio nelle stanze del potere? Sono le domande a cui Strati, con il suo stile diretto e colloquiale, accompagna Nisticò a rispondere pagina dopo pagina.

Santo Strati non è un interlocutore qualsiasi: giornalista dal 1974, fondatore di Calabria.Live (quest’anno al suo decimo compleanno) e doppio vincitore del Premio Rhegium Julii, sa come far emergere una storia. Il risultato è un’intervista che si legge tutta d’un fiato, capace di restituire sia l’uomo di scienza sia il protagonista della vita pubblica calabrese e nazionale.

Perché leggerlo

Perché è la storia di un ragazzo di Cardinale diventato uno dei farmacologi più importanti al mondo, senza mai perdere il legame con la propria terra. Perché racconta, con parole semplici, cosa significa davvero fare ricerca ad altissimo livello, con Nobel al fianco, laboratori a Londra, e oggi con molti suoi allievi come il prof Enzo Mollace e il prof Pierfrancesco Tassone, due ricercatori di eccellenza a livello internazionale nel campo della Farmacologia e dell’Oncologia, rispettivamente. E perché, in fondo, è un libro che dimostra come i confini tra laboratorio e istituzioni siano molto più sottili di quanto immaginiamo.

Perché Nisticò è tra i farmacologi più importanti al mondo

Leggendo il libro si capisce bene perché Giuseppe Nisticò è considerato tra i farmacologi più rilevanti a livello internazionale. Per la sua produzione scientifica: è autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche e autore o editore di oltre 20 volumi di neuroscienze, pubblicati per lo più da prestigiose case editrici internazionali. Ha tenuto relazioni scientifiche su invito in numerose città del mondo. Per la sua formazione internazionale: ha vinto due borse di studio NATO e una borsa dell’Accademia dei Lincei per tre anni continuativi presso il prestigioso Institute of Psychiatry dell’Università di Londra. Per i suoi ruoli europei: ha rappresentato l’Italia in varie commissioni dell’EMA (l’agenzia europea del farmaco). Per quel che fa oggi con il suo network scientifico di altissimo livello: come anticipato prima, come commissario della Fondazione Dulbecco, ha coinvolto nel comitato scientifico internazionale due Premi Nobel, Aaron Ciechanover (Nobel per la chimica) e Thomas Südhof (Nobel per la medicina, 2013, per la scoperta dei meccanismi della trasmissione sinaptica), oltre a scienziati come Salvador Moncada (scopritore della prostaciclina e del nitrossido) e Napoleone Ferrara, i farmacologi più citati al mondo per le loro scoperte sugli anticorpi monoclonali anti-VEGF, oggi usati contro tumori e maculopatia degenerativa.

La mia vita scientifica — una vita che vale la pena scoprire.

Testo di Anna Maria De Luca | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it