È l’11 febbraio 2009. In un capannone senza luce c’è un cavallo che pesa trecento chili, la metà di quanto dovrebbe. Qualcuno pronuncia il suo nome, e l’animale abbatte la barriera del box per raggiungere l’uomo che lo ha chiamato.
Quel cavallo è Micolo, quell’uomo è Nicola Galli. E quella scena, la più dura di un legame durato venticinque anni, è anche il cuore di Per una parola. Micolo, il romanzo-mémoire che Scalpendi Editore porta in libreria dal 5 novembre 2026, con la prefazione del giornalista Filippo Brusa.
Chi si aspetta la favola sportiva del cavallo e del suo padrone resterà sorpreso. Galli, consulente finanziario e gentleman rider, ha scritto un libro sulla responsabilità: un racconto in cui le vittorie non cancellano le colpe e l’affetto, da solo, non basta ad assolvere.
Newmarket, ottobre 1996
Tutto comincia alle aste Tattersalls di Newmarket. Galli, uno che per mestiere fa quadrare i conti, compra un puledro per cinquanta milioni di lire: cinque volte il limite di spesa che si era imposto. Lo chiama Micolo. Solo molti anni dopo scoprirà, sfogliando il dizionario Battaglia, che la parola significa «briciolo», la quantità minima di una cosa.
Sulla carta, di minimo c’è poco. Figlio di Bering, con Sea-Bird e Northern Dancer tra gli antenati, Micolo ha un pedigree prestigioso. Ma ha paura di tutto: del box, delle gabbie di partenza, del trattore che rulla la pista, persino di un foglio di carta. È un cavallo tardivo, che non sopporta la calca del gruppo.
Così è l’uomo a dover imparare. Galli si alza alle cinque del mattino. Scopre che il fruscio di un pacchetto di caramelle alla menta lo calma. Impara a rispettarne le esitazioni invece di forzarle.
L’arte di partire ultimi
La svolta arriva con un consiglio di Mirco Demuro: Micolo va lasciato indietro, lontano dagli altri, perché trovi il proprio passo. Il proprietario accetta di partire ultimo, di prendersi i fischi, di aspettare. Sale in sella solo al momento di entrare in pista e, a ottocento metri dal traguardo, mentre gli altri alzano la frusta, lui gli parla.
Tra il 1998 e il 2005 Micolo corre 123 volte e vince sedici corse, undici alle Bettole di Varese, otto con Galli in sella. Nessun Gran Premio: sono le corse di provincia, lontane dai grandi palcoscenici. A portarlo alla prima vittoria è il fantino Fernando Iovine, «dalle mani d’oro».
Il libro registra anche ciò che una narrazione sentimentale preferirebbe tacere. Per ventinove volte, accanto al nome di Micolo, compare un prezzo di vendita.
Dopo il ritiro: la caduta e la riparazione
Il passaggio più doloroso viene dopo l’ultima corsa. Senza i mezzi per garantirgli un prato, Galli affida Micolo a chi promette di occuparsene. Fino a quel giorno di febbraio del 2009, quando lo ritrova al buio, ridotto alla metà di sé, con accanto l’amico Leonardo Borsa.
Da lì cominciano dodici anni di cure, vissuti anche come tentativo di riparazione. Sponde di paglia alte un metro. Un camper comprato a rate per dormire vicino al paddock. Una vita riorganizzata intorno ai bisogni del cavallo, fino alla sua morte, il 9 maggio 2021.
Una cifra si può confutare
Ciò che distingue il libro è il metodo. Ogni capitolo si apre con un dato concreto: trecento chili, cinquemila sterline, sei lettere, tre o quattro minuti. Perché, scrive l’autore, «un’emozione non si confuta, una cifra sì». Date, pesi, spese e risultati non raffreddano il racconto: lo proteggono dalle deformazioni della memoria. In appendice, le 124 righe del registro delle corse permettono al lettore di confrontare le parole con i fatti.
Lo stesso rigore attraversa la prefazione. «In questo libro la parola non si celebra: si processa», scrive Filippo Brusa. Il giornalista, che aveva intervistato Galli in televisione nel 2021 e ne aveva tratto un servizio commovente nel 2026, torna sulle semplificazioni del proprio racconto e sullo «storytelling come procedura», quello che mette in ordine gli eventi fino a renderli rassicuranti.
Quando stare accanto diventa un impegno
Nelle ultime pagine i ruoli si rovesciano. Un incidente in moto costringe l’autore per mesi su una sedia a rotelle. Chi per anni ha deciso degli spazi e dei movimenti di un animale si scopre dipendente dagli altri, dentro il tempo lento dell’attesa.
L’ippica è il mondo di queste pagine, ma le domande vanno oltre lo sport. Che cosa significa avere una vita affidata alle proprie scelte? Dove finisce il desiderio di possedere e comincia il dovere di prendersi cura? E che cosa resta di un legame quando non può più offrire vittorie? Galli non separa la dedizione dalla colpa. Racconta il momento in cui stare accanto smette di essere un desiderio e diventa un impegno.
Nicola Galli, Per una parola. Micolo, prefazione di Filippo Brusa, Scalpendi Editore, 160 pagine, € 16,50. In libreria dal 5 novembre 2026.
Nicola Galli è consulente finanziario e gentleman rider. Ha montato per anni nelle corse per dilettanti degli ippodromi lombardi e piemontesi, a cominciare dalle Bettole di Varese. Oggi fa correre i suoi cavalli in Francia con i colori della Scuderia Micolo. Questo è il suo primo libro.









